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Il buonismo
di Veltroni 9 marzo 2001 Non passa giorno che Walter Veltroni non ribadisca la propria vocazione buonista lanciando appelli contro le esuberanze dialettiche della campagna elettorale e condannando severamente chiunque scivoli negli eccessi verbali. Ma queste continue prediche hanno un difetto di fondo. Non riescono a convincere nessuno. E non perché al segretario dei Ds venga aprioristicamente negata la buona fede ed attribuito un eccesso di ipocrisia nelle sue esternazioni perennemente cosparse d’incenso. Ma solo perché il profluvio di buoni sentimenti prodotto da Veltroni presenta tre caratteristiche ricorrenti che lo fanno sembrare perennemente fasullo. La prima di queste caratteristiche è che ogni severa reprimenda contro gli eccessi verbali è sempre condotta sopra le righe ed all’insegna delle iperboli più singolari. C’è un termine che compare con esasperante puntualità nelle esternazioni veltroniane al punto da essere diventato il tema dominante di ogni dichiarazione del leader della Quercia. Si tratta di “inaudito”. Per Veltroni tutto ciò che proviene dal fronte opposto è automaticamente “inaudito”. Sono inaudite le parole di Silvio Berlusconi, le battute di Umberto Bossi, le affermazioni di Gianfranco Fini, le considerazioni di Pierferdinando Casini. E’ inaudita la stessa esistenza della Casa delle Libertà. E questo indignato e perenne stupore per ciò che proviene dai concorrenti elettorali è il primo e più evidente colpo al buonismo veltroniano. La seconda caratteristica del comportamento del leader diessino è che il suo istinto predicatorio è suscitato soltanto dalle “inaudite” sortite degli avversari. Se Fabio Mussi, che pure brilla per la predisposizione alla rissa, pronuncia qualche sciocchezza o si esercita in quell’arte che viene definita la “pipì fuori dal vaso”, il buon Walter rimane assolutamente impassibile. E lo stesso comportamento tiene se le esasperazioni provengono da un qualsiasi altro esponente del centro sinistra, a partire da quel Francesco Rutelli che ha scambiato la campagna elettorale in un corso accelerato di denigrazione e di offese nei confronti di chiunque non si rifiuti di incensarlo adeguatamente. Ma se lo strillo proviene dal centro destra ecco che le orecchie del segretario dei Ds diventano sensibili. E scattano lo sdegno, la condanna e l’esecrazione secondo uno schema che forse poteva andare bene negli anni della guerra civile strisciante del secolo passato ma che oggi appare decisamente sproporzionato rispetto alla democrazia bipolare tra soggetti egualmente legittimati. La terza ed ultima caratteristica del comportamento buonista di Veltroni, infine, è che alla sua maschera di moderazione corrisponde sempre e comunque un comportamento reale ispirato alla più cieca ed assoluta intolleranza. Sotto i toni melliflui si nasconde perennemente una ferrea volontà di colpire ad ogni costo il nemico. E sempre per fargli male e tentare di sbarazzarsi di lui, non a colpi di consenso popolare ma con qualsiasi altro mezzo in grado di togliere di mezzo i fastidiosi ed “inauditi” avversari. Walter, in sostanza, predica moderazione. Ma mentre pronuncia le sue orazioni carica la pistola con palle avvelenate. Ma perché proprio avvelenate? Semplice: perché Veltroni è buono e nei confronti dei suoi nemici persegue costantemente la regola della misericordia che gli antichi romani manifestavano al Colosseo nei confronti dei gladiatori feriti: “ammazzatelo subito, nun lo fate soffrì!”
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