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  Il prezzo delle poltrone 
16 marzo 2001

Il caso Luttazzi può suscitare scandalo ma non può provocare stupore. Non solo perché è noto a tutti che il conduttore televisivo è alla disperata ricerca di pubblicità a buon mercato. Dopo aver mangiato la cacca finta in scena sarebbe disposto anche a sgozzare la nonna (si spera sempre per finta) pur di far salire l’audience della sua malriuscita trasmissione. Ed è fin troppo evidente che in campagna elettorale è uno scherzo da ragazzi suscitare scalpore buttando fango sul leader di una opposizione ormai in procinto di diventare maggioranza. Ma soprattutto perché accanto al “fattore Luttazzi” c’è un fattore politico molto più importante e scontato. Non c’è un cittadino italiano che non metta in conto come la Rai dell’Ulivo farà di tutto per trasformare la campagna elettorale in una disperata battaglia all’ultimo sangue. 

I dirigenti di viale Mazzini miracolati dal centro sinistra sanno che in caso di sconfitta elettorale dei loro sponsor e padrini dovranno passare la mano ed uscire di scena. Per questo, com’è prevedibile e scontato che sia ( il caso Luttazzi lo dimostra), i dirigenti a rischio di poltrona sfrutteranno ogni strumento in loro possesso per vendere cara la pelle e tentare con ogni mezzo di aiutare il centro sinistra a sovvertire e ribaltare il pronostico che lo vede perdente. Chi combatte per la pagnotta considera lecito ogni mezzo. Anche quello di usare a fini privati e di parte un mezzo pubblico come la Rai. Ma c’è da stupirsi che Luttazzi cerchi disperatamente lo scandalo, che Freccero lo avalli per conquistare meriti antiberlusconiani, che Santoro rivendichi il diritto di sputazzare il Cavaliere, che l’Usigrai si faccia paladino dell’arbitrio mediatico e delle aggressioni via etere e che Zaccaria difenda con le unghie e con i denti il suo sultanato? 

Lo sapevano anche i bambini che il servizio pubblico radiotelevisivo appiattito sulla Quercia e sull’Ulivo avrebbe caratterizzato la campagna elettorale con i propri comportamenti livorosi e settari. Per cui i dirigenti della Casa delle Libertà, che pure hanno perfettamente ragione nel denunciare il sultanato di viale Mazzini per la vergogna del caso Luttazzi, non hanno alcuna ragione di stupirsi di una vicenda che si poteva tranquillamente prevedere. Magari pretendendo di avere in anticipo quelle regole di comportamento corretto che oggi legittimamente si rivendicano in seguito allo scandalo della falsa satira di Rai Due. Qualcuno potrebbe anche ipotizzare che il centro destra sia stato ben felice di poter incassare ancora una volta le conseguenze dell’ennesimo e spropositato errore dei propri avversari. 

L’esperienza insegna che le cariche a testa a bassa contro il Cavaliere a colpi d’insulti e di calunnie servono solo a rinforzare Silvio Berlusconi. I magistrati politicizzati lo hanno capito mentre gli ulivisti della Rai ancora non sono riusciti ad afferrarlo. Ma il fatto che la campagna elettorale si apra con l’ennesimo autogol del centro sinistra atteso ed auspicato dal fronte moderato non è la caratteristica principale del fattore politico della faccenda. Ciò che è molto più importante e preoccupante è che il caso Luttazzi costituisce la conferma della scelta ottusamente fondamentalista dello schieramento progressista. C’è un nesso preciso ed inequivocabile tra l’appello di Norberto Bobbio contro la minaccia alla democrazia rappresentata dal centro destra e la becerata del comico mancato di Rai Due. 

I due episodi sono la dimostrazione che la disperazione per la sconfitta annunciata spinge gli ulivisti a trasformare la competizione elettorale in guerra civile figurata. Ma se ora usano le parole come colpi di rivoltella che faranno dopo la sempre più scontata batosta del 13 maggio? Saliranno in montagna, entreranno in clandestinità o fuggiranno all’estero? Sappiamo che non avverrà nulla di tutto questo. E che al massimo anche gli artefici degli ultimi colpi di coda del fondamentalismo ulivista tenteranno di saltare sul carro del vincitore. Ma tutto avverrà ad un prezzo molto salato. Quello dell’ennesimo sfregio al confronto civile e democratico del paese. Un po’ troppo per qualche poltrona di pochi approfittatori di regime!