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I furbi votati
al martirio 22 marzo 2001 Ma che bel martirio! Ovviamente quello delle vittime della barbarie berlusconiana sul terreno della par condicio. Si tratta di Giuseppe Zaccaria, di Michele Santoro e di un Daniele Luttazzi che ha fatto tesoro dell’esempio offerto dai primi due ed ha subito indossato i panni del condannato a morte pronto a sacrificarsi in nome dell’idea progressista. I tre personaggi in questione stanno studiando da vittime designate della presunta protervia del prossimo governo di centro destra guidato dal “Cavaliere nero” di Mediaset. Il buon Zaccaria denuncia il sopruso di essere chiamato ad una ennesima audizione da parte della Commissione di Vigilanza sulla Rai. Come se il compito dell’azienda radiotelevisiva pubblica fosse quello di evitare accuratamente il confronto con il suo organo di controllo parlamentare. E si prepara a trasformare il proprio ufficio del settimo piano di viale Mazzini in una sorta di bunker della Cancelleria dove resistere fino alla morte all’offensiva della Casa delle Libertà. In questa veste di prossimo condannato a morte della prossima Resistenza ribadisce con cadenza giornaliera che non si dimetterà dal proprio incarico neppure sotto la minaccia delle armi. E compie ogni sforzo affinché alle sue continue provocazioni i dirigenti ed i semplici elettori dello schieramento moderato reagiscano minacciandolo di prenderlo a calci nel sedere. Ovviamente per aiutarlo a scavalcare i sacchetti di sabbia posti di fronte alla stanza presidenziale della Rai. Sulla stessa scia si collocano anche Santoro e Luttazzi. Il primo, da buon professionista della provocazione politico-televisiva, non perde occasione per sfidare da pari a pari il leader dell’opposizione. Come se, invece di essere un dipendente del servizio pubblico radiotelevisivo pagato con i soldi dei contribuenti, fosse un esponente di spicco di uno schieramento politico alternativo. E si dipinge come prossima e principale vittima delle inevitabili rappresaglie dei vincitori della battaglia elettorale del 13 maggio. Il secondo scimmiotta il primo. E senza che nessuno lo abbia mai considerato degno di tanta attenzione preannuncia che difenderà con le unghie e con i denti il suo ruolo di combattente senza macchia e senza paura per la libertà di satira. Se questi atteggiamenti fossero il frutto di una effettiva condizione di vittime designate dei tre personaggi in questione non ci sarebbe nulla da dire. E lo stesso varrebbe se invece di una condizione reale si trattasse della conseguenza di un più concreto complesso di persecuzione. Anche le condizioni di alterazione mentale meritano rispetto. Il problema, però, è che dietro i comportamenti vittimistici di Zaccaria, Santoro e Luttazzi non c’è la paura per possibili ritorsioni future. E neppure quella vena di paranoia che trasforma le ombre in oscure ma concrete minacce. C’è, più semplicemente e meno onorevolmente, un calcolo fondato su un gioco già sperimentato in passato con grande profitto. Quello che attraverso il vittimismo e la conquista della qualifica di martire assicura la totale conservazione delle posizioni e dei privilegi personali. Il meccanismo è semplice. E prevede che chiunque indossi i panni della vittima diventi automaticamente un intoccabile. Si tratta, in pratica, di tentare di conservare il posto facendo da martire preventivo. Zaccaria è convinto che più accentua il suo ruolo di vittima designata delle presunte rappresaglie del centro destra, più si garantisce contro la possibilità di essere snidato dall’ufficio di viale Mazzini dopo il voto del 13 maggio. In quale modo la Casa delle Libertà potrà fornire agli occhi del mondo la dimostrazione del proprio carattere democratico e liberale se non lasciando al proprio posto il nemico Presidente della Rai? Lo stesso vale per Santoro, a cui va dato atto di essere stato il primo ad aver inventato la furbesca formula del testimonial democratico per conservare programmi stipendi principeschi. Nell’era dell’Ulivo ha testimoniato la democraticità delle reti berlusconiane degnandosi graziosamente di incassare qualche miliardo da Mediaset per programmi di scarso ascolto e modesta presa. Nella futura era moderata si prepara a fare il testimonial della democraticità della prossima coalizione di governo degnandosi graziosamente di incassare altri miliardi per condurre qualche fazioso programma di sinistra sulle reti del servizio pubblico. Luttazzi, che ha imparato al volo la lezione del vecchio militante di “Servire il popolo” ormai passato a “Servire se stesso”, segue la stessa strada. E gioca la carta della vittima designata per sfuggire un inesistente patibolo e restare in paradiso a dispetto dei santi.
Ma non sarà il caso di utilizzare gli aspiranti martiri per dare qualche segno di effettivo cambiamento?
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