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  La sinistra va alla guerra. Cui prodest?
28 marzo 2001

Cui prodest. A chi serve la svolta impressa alla campagna elettorale dalla forzatura dei toni e dall’eccesso di drammatizzazione realizzati dai dirigenti del centro sinistra? I sondaggi indicano che Francesco Rutelli non ne ha tratto alcun giovamento. Il suo bacino elettorale è sempre lo stesso. Non si allarga a discapito dell’elettorato di centro destra e, soprattutto, non sfonda su quel fronte degli indecisi che con il loro trenta per cento rappresentano il potenziale ago della bilancia della partita elettorale. Di fatto il salto di livello nello scontro serve solo a ricompattare e rimotivare i già decisi dei due grandi schieramenti in campo. Oggi i nuclei duri e puri del centro destra e del centro sinistra sono ancora più convinti della necessità di combattere le rispettive crociate. E lo fanno con una intolleranza reciproca crescente secondo quello schema della guerra civile strisciante che la sinistra ha sempre e puntualmente applicato in tutte le campagne elettorali dell’interminabile dopoguerra italiano.

Qualcuno ipotizza che alla lunga il gioco avviato dal centro sinistra serva a logorare e danneggiare l’immagine di leader moderato ed affidabile costruita da Silvio Berlusconi negli ultimi due anni di opposizione misurata e responsabile. Ma anche se questa ipotesi si dimostrasse concreta non cambierebbe di una virgola gli attuali rapporti di forza tra gli schieramenti politici. Il logoramento dell’immagine moderata di Berlusconi non porterebbe un solo voto a favore di un Rutelli scatenato sul terreno della crociata ideologica e fondamentalista contro l’odiato Cavaliere. Al massimo, ad avvantaggiarsene sarebbe sempre il fronte degli incerti e degli astensionisti che si arricchirebbe di qualche moderato perplesso proveniente dai entrambe le parti.

A forzare i toni, dunque, si rischia solo di allargare la fascia del disgusto e del disinteresse nei confronti della politica. E per un centro sinistra che parte battuto in partenza e che come obbiettivo principale dovrebbe avere proprio il recupero di chi non presta più attenzione alla vita pubblica, si tratta di un risultato addirittura devastante.
Ma perché se non serve a nulla o è addirittura controproducente i dirigenti dello schieramento progressista si buttano a capofitto nella lotta senza regole e senza quartiere contro un avversario da delegittimare e distruggere con ogni mezzo? La risposta è semplice ed illuminante. Una parte della sinistra italiana gioca al massacro perché non sa fare altro. Il suo è il più classico dei riflessi condizionati. Quello che la spinge a ripetere pedissequamente la strada ed i comportamenti degli ultimi cinque decenni. Non è un caso che ad ispirarla ed a indirizzarla siano solo dei vegliardi, da Bobbio a Galante Garrone, da Sylos Labini a Gallo, da Scalfari a Montanelli, da Bocca a Biagi. 

Gli ultra ottantenni ripetono i meccanismi antichi, assimilati negli anni della loro maturità e vecchiaia. Molti per averli applicati sistematicamente. Qualcuno, come Montanelli, per averli subiti ed, evidentemente, introiettati. E li impongono a quei giovani alla Rutelli o alla Veltroni che sono tali solo da un punto di vista anagrafico. In questa luce si capisce il perché la forzatura della sinistra in campagna elettorale sia la conferma dello stato di arretratezza e di obsolescenza della sinistra. E si capisce ancora meglio il perché l’opinione pubblica non intenda seguirla in questo forsennato ritorno al passato. Il paese guarda avanti, verso il futuro. E non si fida di chi ha la testa piegata sempre e comunque all’indietro.