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Perché pagare
per la tv della sinistra 29 marzo 2001 Meritano una risposta precisa le provocazioni continue che provengono dal presidente della Rai Giuseppe Zaccaria e dai giornalisti e conduttori ulivisti del servizio pubblico radiotelevisivo. Ma è bene che questa risposta non sia affatto quella che i provocatori ricercano ed aspettano ansiosamente. Perché Zaccaria si sostituisce giornalmente a Francesco Rutelli nella polemica elettorale contro Silvio Berlusconi ed il centro destra? Perché Daniele Luttazzi, Michele Santoro ed i vari rizzinervi delle diverse testate approfittano di ogni spazio messo graziosamente a loro disposizione dal servizio pubblico per scaricare palate di letame sugli odiati nemici del fronte moderato? Perché il vegliardo Enzo Biagi organizza con l’ultravegliardo Indro Montanelli un agguato mediatico sulla prima serata di Rete Uno contro il Cavaliere ed i suoi deprecati alleati e sostenitori? Perché tutta questa gente si sbraccia ed esce costantemente fuori dalle righe nell’uso volgarmente privato del mezzo pubblico, nell’offendere e colpire i dirigenti ed i votanti dello schieramento avverso? La risposta è molto semplice. Le provocazioni sono dirette a suscitare una reazione uguale e contraria. Il tutto per poter affettarsi a denunciare la reazione bollandola come un segno inequivocabile di protervia autoritaria ed irresistibile ed incancellabile vocazione parafascista. La provocazione, dunque, è disperatamente mirata a suscitare repliche. Ed è chiaro che più queste repliche saranno pesanti, irate, esorbitanti e sproporzionate, più gli ulivisti di complemento, che di fatto hanno preso il comando dalla livorosa macchina da guerra della sinistra, avranno raggiunto il loro obiettivo. Ormai è fin troppo chiaro. La disperazione per la sconfitta elettorale annunciata spinge gli uomini dell’Ulivo a trasformare i prossimi due mesi in una rissa continua. Per avere la possibilità di rispolverare nei confronti del centro destra la vecchia e sperimentata accusa di fascismo e sperare in questo modo, se non di ribaltare il risultato, almeno di contenere le perdite. Che fare, allora, di fronte alle provocazioni sempre più irritanti e violente dei Zaccaria e compagni? Porgere l’altra guancia , come suggerisce Giuliano Ferrara? Oppure replicare colpo su colpo come richiede don Gianni Baget Bozzo? Silvio Berlusconi sembra propenso a seguire la prima indicazione. Non vuole cadere nella trappola che gli viene tesa per strappargli l’immagine vincente di leader moderato e responsabile. E per questo cerca di non replicare alle provocazioni adottando la tattica del silenzio paziente e composto. Ma se il Cavaliere ha l’obbligo di non reagire per conservare l’immagine di rappresentante dello schieramento dei moderati e se i dirigenti della Casa delle Libertà hanno il dovere di mantenere i nervi saldi, i cittadini e gli elettori non hanno costrizioni del genere. Sono liberi di reagire come meglio credono alle sortite strumentali degli ulivisti di carriera e di complemento. Questo non significa reagire agli insulti con gli insulti. Anche l’elettorato moderato, come i suoi rappresentanti, non può e non deve sconfessare la propria caratteristica principale cadendo nel trappolone preparato dai propri nemici. Ma rimanere moderati non significa subire passivamente. E poiché la provocazione ulivista si fonda sull’uso privato del mezzo pubblico radiotelevisivo la replica deve riguardare necessariamente il problema del servizio pubblico e del suo futuro. Non c’è alcun bisogno, in altri termini, di rappresaglie, liste di proscrizione o licenziamenti in massa. La sinistra vorrebbe che il centro destra si impiccasse con la propria corda. C’è bisogno, al contrario, di chiedere perché mai l’elettorato di centro destra deve pagare con il canone televisivo gli stipendi di chi usa per fini di parte la Rai pubblica. E regolarsi di conseguenza. Non più una lira per l’ulivista Zaccaria!
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