![]() |
|
Maggio, le elezioni dei cavalli di Caligola
4 aprile 2001 Non c’è bisogno di essere cattolici osservanti per accogliere di buon grado l’invito lanciato dai vescovi italiani in occasione delle prossime elezioni politiche. Anche i laici più incalliti condividono la necessità che gli elettori prestino attenzione alle “qualità morali ed alla competenza dei candidati”, che non disertino le urne e che scelgano per chi votare anche sulla base della “coerenza delle scelte” mostrata da chi aspira ad entrare in Parlamento. Si potrà anche discutere, poi, se i valori e le coerenze da difendere e da premiare debbano essere quelli indicati dai vescovi. E cioè tutti quelli legati al valore primario della difesa della vita. Ma è un fatto che sulla competenza e sulla coerenza dei candidati tutti debbano essere assolutamente d’accordo. Ma gli elettori avranno la possibilità di dare ascolto all’invito della Cei? La domanda non è un artificio retorico. E’, al contrario, la realistica indicazione di un problema fin troppo concreto. Anche se tutti gli elettori fossero decisi ad ispirarsi alle raccomandazioni dei vescovi italiani, è facile rilevare che in molti casi non avrebbero alcuna possibilità di portare a termine l’impresa. Se i criteri di selezione fossero stati sempre ed in ogni caso quelli della competenza e della coerenza, non ci sarebbero problemi di sorta. Gli elettori non dovrebbero far altro che affollare le sezioni elettorali e scegliere tra le diverse competenze e coerenze dei candidati in lizza. Ma i criteri con cui i sinedri dei partiti e delle coalizioni hanno definito le candidature sono stati ispirati solo in parte alle due indicazioni espresse dai porporati italiani. In molti casi non è stata premiata la coerenza alle idee ma la fedeltà cieca alle persone. In altri non è valsa la competenza ma l’utilità al partito. In altri ancora sono scattate quelle motivazioni e quei meccanismi che sempre vengono alla luce quando ad una selezione di tipo democratico si sostituisce un processo di cooptazione di tipo satrapesco. Così qualcuno è stato scelto perché portaborse, qualche altro perché pronto a sborsare quattrini per la causa (spesso delle persone e non dei partiti), qualche altro ancora perché cortigiano disposto a genuflettersi fino alla morte. E, come sempre avviene in questi casi da che mondo e mondo, qualcuno e qualcuna sono stati scelti per questioni di semplice amicizia o di letto. Nessuno, ovviamente, deve scandalizzarsi più di tanto di fronte a queste circostanze. Ma non ci si deve neppure stupire troppo, però, se poi gli italiani non affolleranno le sezioni e non riempiranno con le loro schede le urne. E’ facile preventivare che quando avranno di fronte candidati coerenti e competenti,cioè affidabili e riconoscibili, si ritroveranno naturalmente a votare senza tentazioni assenteistiche di sorta. Ma sarebbe una illusione pericolosa pretendere che lo stesso possa avvenire nel caso di candidati in tutto simili al famoso cavallo di Caligola. Perché mai i cittadini di questo benedetto paese dovrebbero sprecare la loro scheda per un cavallo? Giriamo la domanda a chi ha imitato Caligola…
|