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Licenze poetiche
e irresponsabilità 5 aprile 2001 Il ministro dell’Ambiente Willer Bordon è normalmente una persona estremamente misurata. Ma da quando la data delle elezioni si è fatta più vicina si è lasciato cogliere dalla sindrome della campagna elettorale. E dopo aver minacciato di rompere le relazioni diplomatiche con la Santa Sede per la questione delle onde magnetiche di Radio Vaticana, ha ammonito il presidente degli Stati Uniti Bush a non tirare troppo la corda sulle questioni ambientali prospettando gravi ritorsioni in caso di mancato rinsavimento da parte dell’amministrazione americana. Nessuno, naturalmente, in queste occasioni ha preso sul serio il ministro dell’Ambiente. E tutti hanno dato per scontato che le sue sono state delle forzature di puro stile elettoralistiche. Come se fossero delle licenze poetiche su cui si può e si deve sorvolare in nome della superiore esigenza non della metrica ma della visibilità personale agli occhi degli elettori. Sulla stessa strada si è posto, sia nel più recente passato, sia proprio in questi giorni, il ministro dell’Agricoltura Alfonso Pecoraro Scanio. Anche lui in nome della suprema necessità di imporsi all’attenzione dell’opinione pubblica in vista della data del 13 maggio, prima ha assunto le posizioni più estremistiche possibili sui casi della mucca pazza e poi, nel momento in cui la psicosi collettiva sulla malattia dei vitelli si è ridotta, ha colto l’occasione offerta dall’incendio di una fabbrica di semi trattati biotecnologicamente per insistere nella sua posizione ispirata ad un ambientalismo di tipo fondamentalista. Senza il conforto di alcuna indagine o di qualche indizio, il responsabile del dicastero che si occupa di agricoltura ha lanciato pesanti sospetti sulla natura dell’incendio della fabbrica di Lodi lasciando intendere che ad appiccare il fuoco non sia stato un piromane animato da odio contro i semi transgenici ma qualcuno deciso a far passare per vittime le multinazionali delle biotecnologie. Apparentemente non c’è alcuna differenza tra le minacce di Bordon di rompere le relazioni diplomatiche con il Papa e con il presidente degli Stati Uniti ed il sospetto di Pecoraro Scanio che ad appiccare gli incendi siano gli inquinatori delle multinazionali. Nei fatti, invece, i due atteggiamenti sono radicalmente diversi. Bordon imita Capitan Fracassa e spara bombe che non sono destinate ad esplodere e che non fanno danni di sorta né ai diretti interessati, né ad altri. Pecoraro Scanio, al contrario, usa le parole come proiettili che invece possono colpire effettivamente e fisicamente non solo i diretti interessati della fabbrica di semi presa nel mirino, ma tutti quelli che lavorano nello stabilimento preso di mira dai piromani. Chi ricorda la genesi degli “anni di piombo” conosce bene l’incidenza degli atteggiamenti alla Pecoraro Scanio presi a suo tempo dagli intellettuali e dai dirigenti politici di sinistra nei confronti dei primi passi dei terroristi. Allora sostenere la tesi delle “sedicenti Brigate Rosse” favorì la nascita e lo sviluppo dei brigatisti niente affatto sedicenti. Adesso accusare senza prove le multinazionali rappresenta oggettivamente una colpevole ed inquietante copertura nei confronti di quanti (e non sono pochi) sono convinti che l’unico modo di risolvere la questione dei cibi transgenici sia quella di dare fuoco alle fabbriche.
Quella di Pecoraro Scanio, quindi, non è una licenza poetico-elettorale come quella di Bordon. E’ un vero e proprio atto di irresponsabilità. Grave visto che viene da un esponente politico di spicco di un partito della coalizione di maggioranza. Gravissimo ed irreparabile visto che il personaggio in questione è un Ministro della Repubblica.
Gli elettori sono avvertiti.
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