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Un nuovo ruolo
per la stampa libera 10 aprile 2001 Molti chiedono quale ruolo possa assumere un giornale, al tempo stesso di area e di nicchia come “L’opinione delle libertà”, dopo le elezioni e la sempre più probabile vittoria del centro destra. La risposta più opportuna alla domanda è “primum vincere, deinde…” identificare eventuale nuovi ruoli. Anche perché è vero che la Casa delle Libertà conserva il proprio ampio vantaggio sullo schieramento dell’Ulivo. Ma è altrettanto vero che le elezioni non sono state ancora celebrate ed un eccesso di sicurezza sulla vittoria scontata può creare le condizioni per qualche sorpresa niente affatto piacevole. Magari sotto la forma di un successo dalle dimensioni talmente limitate da creare le condizioni per l’ennesima legislatura instabile e breve. Battere la sinistra, quindi, rimane l’obiettivo primario che non va mai dimenticato ed a cui vanno subordinate tutte le altre questioni sul tappeto. Ciò non toglie, però, che la domanda sollevata dagli ottimisti non possa essere cancellata completamente o tranquillamente rinviata a data da destinarsi. Che può fare, prima in campagna elettorale e poi nel corso della prossima legislatura, un quotidiano di nicchia che da sempre si pone come punto di riferimento dell’area laica e riformista e come strumento di pungolo e di sostegno dello schieramento di centro destra? La risposta è duplice. E poiché è anche molto semplice può essere formulata con largo anticipo sul voto del 13 maggio e sulla auspicabile nascita di un governo formato dai partiti della Casa delle Libertà. Un giornale come “L’opinione delle libertà” deve in primo luogo contribuire a rendere la vittoria del centro destra sull’Ulivo più ampia e solida possibile. Per evitare rischi di nuovi ribaltonismi e nuovi trasformismi nei prossimi cinque anni. In secondo luogo, però, deve anche essere fedele alla propria storia e, proprio nell’obbiettivo di favorire un grande successo, è obbligato ad esercitare un controllo attento e rigoroso sulla qualità del “prodotto” politico espresso dalla Casa delle Libertà e dei suoi rappresentanti. Questa esigenza di “controllo di qualità” non nasce da una pretesa bizzarra ed arrogante ma da una esigenza precisa imposta dai criteri adottati dai vertici del centro destra nella selezione della propria futura classe dirigente. Sia a livello del Parlamento nazionale, sia a livello delle amministrazioni locali. Alla competenza è stata preferita la convenienza. E se da un lato questa scelta disinnesca la mina dei ribaltoni e dei trasformismi della scorsa legislatura, dall’altro apre il varco al pericolo di scarsa e contraddittoria qualità politica della classe dirigente del centro destra. Di qui la necessità di un monitoraggio continuo ed impietoso, diretto ad impedire che la convenienza di schieramento possa degenerare in convenienza personale ed in deviazioni più o meno sistematiche dal percorso che gli elettori moderati chiedono venga seguito dai propri rappresentanti. Su questo terreno non si possono fare sconti. Tanto più che, non esistendo una vera e propria rappresentanza laica e liberale, un giornale come “L’opinione delle libertà” è costretto a riempire con la propria voce il vuoto che si è creato. Non si tratta, ovviamente, di fare ad ogni costo i primi della classe in nome dei valori di libertà. Si tratta, però, di controllare che i “designati” non escano dal seminato tradendo la volontà del popolo dei moderati. Non vogliamo essere i “puri” che “epurano” in nome della loro “irriducibilità”. Ma neppure quelli che insieme agli elettori si lasciano “epurare” dagli “impuri”. E sempre perché sono “puri” ed “irriducibili”.
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