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  Lite nel governo per Radio Vaticana
12 aprile 2001

Ha perfettamente ragione il Presidente del Senato Nicola Mancino quando auspica che almeno sul terreno della condanna del terrorismo le diverse forze politiche impegnate nella campagna elettorale non si dividano ed assumano un atteggiamento comune e compatto. Ma per impedire che l’appello si risolva in una sterile manifestazione di buoni sentimenti è necessario che alla richiesta di unità contro la violenza segua anche una riflessione attenta sulla natura del nuovo terrorismo. Non per inutili strumentalizzazioni di natura elettoralistica che , oltre tutto, non riescono a far guadagnare neppure un voto. Ma per sollevare per tempo una questione che se non viene affrontata con serietà e rigore rischia di diventare una bomba capace di arroventare l’atmosfera politica e sociale del paese nei prossimi cinque anni.

Non basta, in sostanza, limitarsi a chiedere la condanna del terrorismo a tutte le forze politiche. Bisogna che i massimi vertici istituzionali prendano atto che i nuovi terroristi si collocano nell’area della sinistra extraparlamentare e chiedano agli esponenti della sinistra parlamentare di affrontare per tempo un problema che fa parte del proprio album di famiglia. Il tutto nella consapevolezza che se nella prossima legislatura la sinistra parlamentare dovesse passare dalla maggioranza all’opposizione la questione diventerebbe il problema politico centrale dello schieramento progressista. Molti pensano che la questione potrebbe essere tranquillamente risolta sulla base dell’esperienza degli anni 70. Con la sinistra parlamentare schierata a sostegno dello stato e contro quelle Brigate Rosse che rappresentavano un rivolo fin troppo preciso e consistente della propria storia. 

Ma il paragone non regge. Allora la lotta al terrorismo era il necessario prezzo pagato dal Pci per la propria definitiva legittimazione di forza politica democratica e di governo. Erano gli anni del compromesso storico! Ma adesso, a legittimazione avvenuta e ad esperienza di governo esaurita, gli eredi del Pci come reagirebbero di fronte all’evidente tentativo della sinistra extraparlamentare di assumere la guida dello schieramento antimoderato ed antiberlusconiano a colpi di bombe e di attentati? Si tratta, in sostanza, di bloccare sul nascere il meccanismo del richiamo della foresta su cui i terroristi insisteranno con ogni mezzo nel chiaro tentativo di conquistare l’egemonia dell’intero schieramento d’opposizione. Sulla carta l’operazione appare addirittura scontata. Quale esponente ulivista o diessino sarebbe disposto a lasciarsi coinvolgere dalle suggestioni post-movimentiste delle varie anime del cosiddetto popolo di Seattle? 

Nel concreto la faccenda è molto più complicata di quanto possa apparire a prima vista. Dopo il 13 maggio ci saranno almeno quattro diverse sinistre in campo. Quella riformista, quella giustizialista, quella antagonista e quella bombarola. Se i riformisti avranno la forza di mantenere le proprie posizioni, giustizialisti, antagonisti e bombaroli saranno costretti a mettersi al passo. Ma se i riformisti cederanno c’è il pericolo che tra le varie anime dello schieramento progressista scatti una corsa allo scavalcamento reciproco all’insegna della lotta ad oltranza al centro destra. Con tutte le devastanti conseguenze del caso.