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Gli impegni
da rispettare 18 aprile 2001 Con le elezioni del 13 maggio finisce la lunga fase di transizione che si è venuta a creare dopo la caduta della Prima Repubblica. E comincia una nuova fase di stabilità fondata sul ritorno della politica. L’affermazione di Gianfranco Fini non è una semplice constatazione del mutamento in corso del quadro politico nazionale. E non è neppure un auspicio che il periodo dei tecnici al potere, quello aperto dal primo governo di Giuliano Amato e virtualmente giunto al suo apogeo con l’elezione di Carlo Azeglio Ciampi a Presidente della Repubblica, possa al più presto esaurirsi. Le parole del Presidente di Alleanza Nazionale costituiscono un impegno preciso. Non tanto nei confronti di quegli alleati della Casa delle Libertà che potrebbero essere tentati di prolungare all’infinito l’era dei tecnici per una sorta di naturale sfiducia nei confronti della politica. Quanto nei confronti di tutti quei milioni di elettori che si accingono a votare con fiducia e con determinazione per lo schieramento di centro destra. Perché questa massa di cittadini, che secondo tutti i sondaggi più accreditati rappresenta la maggioranza degli italiani, è decisa a dare il proprio consenso a Silvio Berlusconi ed alla Casa delle Libertà? Esattamente per l’impegno indicato da Fini: Cioè per vedere chiusa la fase dei burocrati e dei tecnici al potere. E per assistere all’apertura della fase del cambiamento da realizzare non sulla base di astratte ed indimostrabili competenze ma in nome di precise scelte politiche e culturali alternative ed antagoniste rispetto a quelle che hanno contrassegnato la gestione del potere degli ultimi dieci anni. All’interno del centro destra molti sembrano scarsamente interessati alla questione. Come l’auspicato cambio di maggioranza fosse destinato a risolversi in una sostanziale continuità con la fase dei tecnici, con l’era dell’Ulivo e con il periodo dei tecnici ulivizzati e di parte. Favorevoli a questa soluzione ci sono quelli che scambiano lo stato democratico per una azienda da gestire non con l’efficienza coniugata alla politica ed alle scelte derivanti dalla propria formazione culturale ma con la semplice organizzazione aziendale. Ma accanto e prima degli aziendalisti ci sono soprattutto quelli che hanno introiettato talmente la cultura egemone della sinistra, sia perché di pensiero debole, sia perché convertiti dell’ultima ora, da pensare che ci sia un solo modo di governare il nostro paese: quello di continuare ad affidarlo ai tecnici di sinistra che lo hanno gestito e diretto negli anni passati. Apparentemente le categorie sono due. Di fatto aziendalisti, vuoti di testa e spretati di sinistra sempre però convinti della superiorità culturale e gestionale della sinistra stessa, formano un solo ed unico gruppo. Quello degli eterni gattopardi che a parole vogliono cambiare tutto per lasciare nel concreto tutto immutato. Tranne, ovviamente, la propria posizione personale. Ma se non si dovesse cambiare nulla perché mai gli italiani dovrebbero votare in massa chi promette il cambiamento? Fini si è impegnato a non deludere gli elettori del centro destra. Ci auguriamo che il Presidente di An e tutti gli altri leader della Casa delle Libertà, a partire da Berlusconi, rispettino fino in fondo questa promessa. Anche perché se non lo dovessero fare ci sarà sicuramente qualcuno che si preoccuperà di sollecitarli a rispettare gli impegni. E’ il bello della democrazia!
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