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  La sinistra inquina la stampa italiana
20 aprile 2001

E' fuori dubbio che la stampa italiana non vanta un passato di coraggio e indipendenza, avendo preferito veleggiare nei dintorni del potere, alla ricerca di tranquillità e benessere. Durante il ventennio si rassegnò a fungere da cassa di risonanza del regime, sotto la vigilanza del ministero della cultura popolare (meglio noto come “Minculpop”), il quale stabiliva giorno dopo giorno quali “eventi” pubblicare e le parole da impiegare. I giornalisti più meritevoli figuravano anche in un libro paga del Minculpop, che elargiva periodici compensi a titolo d’incoraggiamento. Con la fine del fascismo questo sistema non cessò del tutto, ma venne adattato alla mutata situazione politica del paese, secondo il generale processo di trasformismo che investì in quegli anni la società italiana, in tutte le sue sfaccettature. In altre parole, il vecchio e borioso Minculpop di via Veneto, dove avevano furoreggiato gli Alfieri, i Pavolini e i Polverelli, chiuse precipitosamente i battenti, ma la sua bandiera continuò a sventolare su altri palazzi ove s’erano insediati personaggi per i quali il concetto di libertà di stampa non aveva alcun valore, o forse l’aveva in termini molto approssimativi.

Chi trasse maggiori benefici dalla nuova situazione fu il Pci, il quale, anche per l’ insipienza delle altre forze politiche in campo (principalmente la Dc), estese via via la sua egemonia all’intero mondo culturale italiano (stampa, editoria, Tv, cinema, teatro, Università), in omaggio al principio gramsciano della conquista della cultura come condizione per la trasformazione della società. Ora, è da questi fatti che bisogna partire per comprendere la faziosità della stampa e della Tv italiane in questi giorni di campagna elettorale e il loro servilismo nei confronti della sinistra di cui, peraltro, hanno difeso gli interessi per oltre mezzo secolo. Ma se oggi le conseguenze di questi comportamenti ottusi e faziosi possono risultare anche limitati, per la maggiore maturità ed autonomia di giudizio dei cittadini, in passato i danni sono stati enormi per la deliberata rinuncia di stampa e Tv a informare correttamente il paese su fatti anche drammatici, come anzitutto il terrorismo.

Se il terrorismo si è radicato in Italia e alza minacciosamente la testa in ogni momento decisivo per la vita del paese, non v’è dubbio che gran parte della responsabilità sia di quei cattivi maestri annidatisi nel mondo della cultura italiana, che hanno esercitato azione d’inquinamento della società. Oggi a via veneto non c’è più il Minculpop, ma è come se ci fosse perché la stampa e la Tv italiane continuano, come nel ventennio, a servire non la società tutta intera, ma solo una parte di essa. E’ una situazione allarmante e ben radicata, ove si pensi che una pattuglia di autorevoli giornalisti figuravano nella famosa lista dei confidenti del Kgb, ricavata dal famoso “Archivio Mitrokhin”. Ma di questo “Archivio” chi ne parla più, ammesso che se ne sia parlato al momento della pubblicazione in Italia?