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  Quelle strane sintonie elettorali
28 aprile 2001

Non c’era bisogno di avere grande fantasia per prevedere che le elezioni dall’esito scontato a vantaggio del centro destra sarebbero state precedute da pressioni interne ed internazionali in favore dello schieramento destinato alla sconfitta. I fatti confermano le previsioni. E vanno anche al di là degli scenari che erano stati ipotizzati.
Sul piano interno siamo arrivati addirittura alla riapparizione del terrorismo. Il proiettile inviato a Silvio Berlusconi, i documenti delle nuove Brigate Rosse distribuiti a pioggia nelle principali fabbriche del paese, le minacce di un ritorno agli anni di piombo hanno un significato assolutamente inequivocabile. Nel linguaggio mafioso di chi si firma con la stella a cinque punte rappresentano un ammonimento fin troppo preciso agli italiani. Significano che se il 13 maggio decideranno di votare per la Casa delle Libertà sceglieranno deliberatamente di andare incontro ad un periodo di travagli e di tensioni, di confusione e di nuova ed incontrollabile violenza.

Non è un caso che le minacce siano per il momento soltanto simboliche e verbali. Se al posto delle parole ci fossero già i fatti la possibilità di condizionare l’esito della consultazione elettorale sarebbe nulla. Anzi, il risultato sarebbe addirittura l’opposto di quello desiderato.Per dare una risposta al terrorismo più concreta di quella dell’attuale governo dell’Ulivo gli elettori sarebbero automaticamente spinti a rivolgersi allo schieramento moderato. Invece non ci sono fatti ma solo parole. A mettere in guardia i cittadini dal pericolo che la vittoria di Berlusconi sarebbe fatalmente destinata a diventare la classica benzina destinata a cadere sui carboni ardenti. Ed a ribadire, in maniera fin troppo esplicita, che un voto per la Casa delle Libertà sarebbe un voto per il caos.

A queste pressioni interne si aggiungono poi quelle internazionali.Tutti mettevano in conto che a pochi giorni dalla data delle elezioni ci sarebbero state sortite provenienti dall’estero tese ad ammonire gli italiani a non affidarsi a Berlusconi ed a continuare a turarsi il naso votando per l’Ulivo. La sparata dell’Economist rientra perfettamente in questo schema previsto da tempo. E non suscita alcun tipo di stupore. Ciò che colpisce, semmai, è la singolare sintonia che si è venuta a registrare tra le minacce delle nuove Brigate Rosse e gli ammonimenti di un giornale da sempre espressione dei circoli capitalisti britannici. Entrambi puntano apertamente a minacciare ed ammonire gli italiani a non votare secondo la loro coscienza ma secondo i loro interessi.

Di qui una semplice considerazione. Puntare sulla Casa delle Libertà piuttosto che sull’Ulivo non è più solo un atto teso a provocare il cambiamento, la trasformazione e l’innovazione del paese. Adesso si carica di altri e più importanti significati. E’ la risposta più chiara ed immediata alle minacce terroristiche. Ed è la rivendicazione del diritto degli italiani a decidere da soli ed a non subire gli interessati ricatti di certi gruppi capitalisti stranieri. Chi non vuole che il nostro paese continui ad essere considerato come un protettorato ora sa come comportarsi. Grazie all’Economisti ed ai suoi ispiratori votare per Berlusconi è anche un atto di rivendicazione della piena indipendenza nazionale!