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D’Alema scherza
con il fuoco 3 maggio 2001 Massimo D’Alema è un abile professionista della politica. E come tale non prova alcun senso di vergogna nel sostenere che il centro destra è l’unico responsabile del clima di tensione e di odio con cui si sta concludendo la campagna elettorale. L’ex presidente del Consiglio sa fin troppo bene che a forza di essere ossessivamente ripetute le bugie più invereconde diventano delle solari verità. Ed a pochi giorni dal voto del 13 maggio applica alla lettera l’antica regola gesuitica nella convinzione che nella peggiore delle ipotesi una bugia del genere non potrà recare alcun danno allo schieramento di centro sinistra. Ma l’ex Presidente del Consiglio compie un clamoroso errore nel pensare che il centro sinistra non abbia nulla da perdere dall’uso troppo spregiudicato della menzogna sulla responsabilità di chi ha deciso di arroventare la fase finale della campagna elettorale. Non solo perché l’opinione pubblica del paese non è formata da sprovveduti e si rende perfettamente conto di chi sia la colpa, con annesso dolo, dell’avvelenamento del clima politico del paese. Ma soprattutto perché le furibonde ondate di criminalizzazione e delegittimazione che sono state lanciate contro Silvio Berlusconi ed il centro destra negli ultimi mesi sono destinate a lasciare segni indelebili. Non tanto sui rapporti complessivi tra i partiti dei due schieramenti che, passate le elezioni, potrebbero anche tornare ad essere misurati e corretti. Quanto sulla stessa sinistra. Ed, in particolare, sui quei settori del mondi progressista che più prontamente degli altri hanno risposto all’appello alla mobilitazione ad alla militarizzazione contro il “Cavaliere nero” inteso come il nemico numero uno della democrazia italiana ed europea. L’errore è pensare che alla sicura smobilitazione dei partiti dopo il voto del 13 maggio possa automaticamente corrispondere il disarmo di chi è stato chiamato a raccolta contro il “male assoluto”. D’Alema si illude se immagina di poter archiviare la fase convulsa ed arroventata degli ultimi mesi e mettersi tranquillamente a lavorare alla costruzione del nuovo partiti riformista della sinistra italiana. Il vento del fondamentalismo antiberlusconiano e dell’estremismo massimalista seminato a piene mani secondo le antiche regole gesuitico-leniniste è destinato fatalmente a suscitare tempesta. E non si tratta di una bufera indirizzata a colpire la futura maggioranza di governo di centro destra ma di un turbine di fulmini, tuoni e saette diretto a sconvolgere proprio quella parte della sinistra che dopo le elezioni vorrebbe costruire sulle macerie dell’Ulivo la nuova, più grande e più solida casa dei riformisti italiani. L’errore, in sostanza, è di non calcolare che la campagna d’odio contro il centro destra e Silvio Berlusconi provocherà inesorabilmente un riflusso di tipo estremista sull’intera sinistra italiana. In condizioni normali la circostanza potrebbe anche essere assorbita senza traumi eccessivi. Ma il popolo di Seattle che nei cinque continenti tenta di imitare la generazione del ’68 dimostra in maniera fin troppo evidente che la situazione non è affatto normale. L’odio antiberlusconiano sembra fatto apposta per innescare nuove ondate di neosessantottismo. Anche in versione terroristica. Con una ondata di esplosione destinata a cancellare definitivamente qualsiasi speranza o pretesa di costruire una grande casa riformista alla sinistra italiana.
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