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Paese libero
o protettorato? 5 maggio 2001 I dirigenti del centro sinistra non si aspettavano la sortita di Gianni Agnelli in difesa di Silvio Berlusconi dalle accuse di alcuni giornali stranieri. Contavano sulla tendenza nazionale al provincialismo per chiudere in bellezza la loro campagna elettorale. E non avevano calcolato che , oltre al centro destra, vi fosse anche qualcuno deciso non solo a contrastare il masochismo nostrano ma anche a prendere le difese degli interessi del paese e di quelli personali. Non a caso il trio manicheo dei grandi vecchi della sinistra , Alessandro Galante Garrone, Alessandro Pizzorusso e Paolo Sylos Labini, hanno inondato le case degli italiani con una lettera contenente la traduzione dell’attacco a Berlusconi dell’Economist . Erano assolutamente certi che l’irruzione della cavalleria mediatica straniera avrebbe ribaltato all’ultimo istante tutte le previsioni elettorali . E davano per scontato che non ci sarebbe stato, tranne che da parte dei diretti interessati, alcun tipo di resistenza nei confronti dell’”arma finale” lanciata d’oltralpe . Invece, sulla scia del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi che per primo ha posto una barriera al tentativo di delegittimazione internazionale non del candidato premier della Casa delle Libertà ma dell’intero paese, Gianni Agnelli ha preso le difese di Berlusconi. E la sortita ha sconvolto ogni piano ed ogni scenario predisposto dagli esponenti e dagli intellettuali organici del centro sinistra. Ora questa gente si affanna a sostenere che le parole del Presidente della Fiat sono un segno inequivocabile di un qualche accordo di potere tra la “grande casa” di Torino e il leader del centro destra in vista di chissà quale spartizione a due nel corso della prossima legislatura. Oppure spiega con la solita sicumera che le critiche ala stampa estera del senatore a vita sono la conferma della scelta filoberlusconiana presa dalla Confindustria e dai alcuni “poteri forti”: Ovviamente sempre in vista della distribuzione delle spoglie dello stato nei cinque anni a venire. A nessuno, però, sembra venire in mente l’osservazione più banale e realistica. Agnelli non ha difeso Berlusconi da accuse vecchie di oltre sei anni e riesumate alla vigilia delle elezioni solo allo scopo di dare una mano ad un centro sinistra incapace di combattere da solo. Ha difeso il paese dall’accusa di essere una Repubblica delle Banane per salvaguardare non solo gli interessi generali dei cittadini italiani ma anche quelli strettamente personali di grande imprenditore con una storia alle spalle strettamente intrecciata a quella dello stato unitario italiano. A chi conviene trasformare il nostro paese in un protettorato dove il governo non viene scelto dai cittadini ma dalla stampa straniera espressione dei “ poteri forti “ esteri? Le vicende dell’ultimo decennio hanno avuto un effetto illuminante su Gianni Agnelli. Il “signor Fiat” ha capito primo di molti altri esponenti della sua categoria che “babanizzare”l’Italia serve solo a quei gruppi finanziari ed industriali dei paesi dell’Europa continentale che in questo modo possono colonizzare a prezzi scontati la nostra florida economia . E si è regolato di conseguenza fissando un assioma che dovrebbe far riflettere i dirigenti del centro sinistra sulla loro inguaribile dabbenagine. In questo momento Berlusconi costituisce una difesa degli interessi del paese. In futuro si vedrà. Ma per ora votare in favore della Casa delle Libertà è diventato votare contro gli speculatori esteri ed in favore dell’Italia.
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