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  Una coscienza critica per il Polo
8 maggio 2001

E' una storia già vista quella degli ultimi giorni dell’era dell’Ulivo prima della data del 13 maggio. I dirigenti, i militanti, gli elettori del centro sinistra sanno che le elezioni sono perse e che le speranze di rimonta e di vittoria rappresentano solo delle parole vuote. Di qui la rabbia e la rassegnazione, la voglia di finire in bellezza e la tentazione di saltare sul carro del vincitore, i propositi di vendetta e quelli di pacificazione, i tradimenti, le viltà, i gesti dignitosi. In pratica, tutto ciò che di meglio e di peggio riserva in questi casi il carattere nazionale di un popolo tanto capace di faziosità quanto abile ed allenato ai compromessi più avventurosi. Sulla base delle tante esperienze del passato è quindi molto facile pronosticare il futuro dopo il 13 maggio. Ovviamente partendo dal presupposto che non ci sarà alcun “pareggio” e che la Casa delle Libertà potrà contare su una maggioranza se non ferreamente coesa sicuramente ampia ed in grado di assicurare il governo del paese.

I fenomeni destinati a verificarsi fin dall’inizio della prossima settimana saranno essenzialmente due: la resa dei conti all’interno del centro sinistra e di ogni singola forza politica della coalizione perdente e la scoperta da parte dei dirigenti della Casa delle Libertà che la stragrande maggioranza degli italiani era berlusconiana prima ancora della nascita di Silvio Berlusconi. Il primo fenomeno avrà aspetti drammatici, il secondo gioiosi. Ma tra i due il più gravido di conseguenze negative non sarà il primo ma il secondo. E la ragione è fin troppo semplice da spiegare. Se, come tutto lascia credere, il 13 maggio si risolverà nella fine dell’era dell’Ulivo, i partiti del centro sinistra toccheranno il punto più fondo della loro crisi. I rimasugli degli ex “cespugli” centristi concluderanno la fase di diaspora iniziata a metà degli anni ‘90 dividendosi e lacerandosi ulteriormente. 

Una buona parte si affretterà a correre in aiuto ai vincitori, un’altra chiuderà il cerchio delle proprie peregrinazioni integrandosi completamente e definitivamente nell’area di quella sinistra da cui è stata da sempre attratta. Il loro futuro sarà ai margini del centro destra o dentro il nuovo polo tutto da costruire della sinistra italiana. In ogni caso esauriranno un ciclo e ne apriranno un altro che non sarà più contrassegnato dalla difesa della propria autonomia politica ma solo dalla tutela delle proprie fortune individuali. Anche la sinistra, a differenza del ‘94 quando subì un incidente di percorso, toccherà drammaticamente il fondo. Non potrà limitarsi a reagire con un semplice cambio di leadership in vista di un impensabile nuovo ribaltone. Dovrà rigenerarsi totalmente e sarà costretta a farlo tra una infinità di contrasti derivanti sia dalle ambizioni personali degli aspiranti nuovi o rinnovati capi, sia dalle diverse opzioni politiche e culturali in campo. Nessuno è in grado di prevedere come si svilupperà questa fase di rigenerazione e quale potrà essere il suo punto di arrivo. Forse ci vorrà qualche anno, forse si concluderà con la presa d’assalto dell’esistenza di due diverse sinistre, quella riformista e quella massimalista.

E’ certo, però, che il futuro schieramento d’opposizione avrà un cammino segnato da percorrere con un doppio traguardo da perseguire: la propria rinascita ed il ritorno alla guida del paese. Le due imprese possono sembrare disperate. Ma sono sicuramente meno drammatiche del problema immediato che dovrà affrontare il centro destra dopo la vittoria elettorale del 13 maggio. Non si tratterà solo di governare il paese. Bisognerà farlo sotto la gigantesca spinta dei trasformisti, degli opportunisti e della stragrande maggioranza di quella nomenklatura che, nell’impossibilità di operare o preparare un nuovo ‘95, cercherà con ogni mezzo di riciclarsi per continuare a mantenere saldi i propri privilegi ultradecennali. 

Se la Casa delle Libertà avesse alle spalle il progetto condiviso della grande rivoluzione liberale con cui rinnovare dalle fondamenta il paese, non ci sarebbero problemi di sorta. Ma, anche se tutti ne parlano seguendo l’esempio di Berlusconi, pochi hanno chiaro nella testa il tipo di rivoluzione da realizzare. Di qui il rischio che l’ondata di trasformismo e di gattopardismo, tesa a cambiare tutto per meglio conservare i privilegi, possa imbastardire ed impastoiare la maggioranza di centro destra. E le impedisca di realizzare alcun progetto di cambiamento condannandola ad una gestione del potere senza prospettive e senza futuro. Per impedire che la vittoria del 13 maggio diventi solo l’occasione della rigenerazione della sinistra è quindi necessario dotare il centro destra di una forte coscienza critica. Chi si candida a questa impresa?