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Umberto Eco
e il paese irreale 9 maggio 2001 Nei lunghi anni dell’era dell’Ulivo Umberto Eco è stato troppo impegnato a girare per il mondo alla rincorsa del proprio successo planetario. Ha saltabeccato da un premio all’altro per rose ormai appassite e pendoli mestamente bloccati. Ed ha perso l’occasione di rendersi conto dello stato del sistema informativo nazionale. Per questo ha lanciato la proposta di trasformare le elezioni in un referendum morale contro Silvio Berlusconi ed il rischio di un regime di fatto che si instaurerebbe in caso di vittoria il 13 maggio del leader della Casa delle Libertà. Se fosse rimasto nel nostro e nel suo paese si sarebbe sicuramente accorto che il referendum da lui proposto è assolutamente necessario. Non per cancellare moralmente il Cavaliere ed il “male assoluto” che impersonifica agli occhi della sinistra fondamentalista. Ma per abrogare proprio quel regime che Eco vorrebbe scongiurare in nome della moralità e che invece l’Ulivo ha da tempo realizzato in nome dell’occupazione del potere. Lo scrittore dalla fama planetaria ripete ciò che aveva già denunciato alla vigilia delle elezioni del ’94. E cioè che una volta alla guida del governo il proprietario di tre reti televisive private avrebbe assunto il controllo anche delle tre reti pubbliche. E con un’arma così potente avrebbe finito con il controllare “tutte le fonti d’informazione” e mettere in piedi un regime di fatto autoritario e liberticida. Ma, a parte la considerazione che Eco sembra non conoscere la differenza tra le fonti dell’informazione ed i mezzi dell’informazione (l’Ansa e tutte le altre agenzie nazionali ed internazionali non hanno nulla a che spartire con il Tg1 o con il Tg5), l’illustre ma offuscato scrittore non si rende conto di attribuire a Berlusconi il proposito di una colpa già ampiamente commessa dall’Ulivo. Per cinque anni il centro sinistra ha governato i tre canali della Rai ed ha strettamente controllato i principali canali televisivi privati. Per informarsi del grado di ulivizzazione del servizio pubblico Eco può chiedere informazioni dirette e particolareggiate al Presidente dell’azienda di viale Mazzini Giuseppe Zaccaria. Oppure, se preferisce, può rivolgersi a Michele Santoro, Daniele Luttazzi , Carlo Freccero, che di ulivismo militante se ne intendono fin troppo bene. Se poi intende seguire l’esempio di San Tommaso e mettere il dito sul condizionamento politico operato dall’Ulivo sulle reti commerciali non deve far altro che prendere contatti con personaggi del calibro di Maurizio Costanzo o di Enrico Mentana. Il primo è stato talmente a fianco delle battaglie d’opposizione del Cavaliere che oggi si batte per la conservazione in Parlamento del “panda D’Alema” a rischio di estinzione per la caccia aperta a Gallipoli. Il secondo minaccia di trasmigrare a Telemontecarlo debitamente trasformata nella versione riveduta e corretta di Tele Kabul e si pone come uno dei principali esponenti del cosiddetto partito dell’astensione. E non basta. Se Eco ha dei dubbi sul controllo mediatico operato dal centro sinistra non deve far altro che giocare con l’odiato telecomando. Scoprirà che da Telemontecarlo a Telepiù, dai canali a pagamento fino all’ultima emittente locale ogni spazio vagamente informativo è stato occupato dagli uomini del centro sinistra ed omologato alla vulgata della maggioranza governativa. Per la carta stampata, poi, è anche peggio. I grandi quotidiani d’informazione che fanno capo ai principali gruppi finanziari ed industriali del paese sono stati ulivizzati peggio di come erano stati fascistizzati nel corso del deprecato ventennio. Ed il fenomeno è stato talmente evidente e smaccato che gli è stato dato, proprio allo scopo di distinguerlo dal precedente nero, la definizione di “regimetto” rosso. Ma Eco non c’era. E se c’era dormiva. Per questo promuove referendum morali invece di referendum abrogativi. Ma gli italiani che ormai lo conoscono non se la prendono. Il 13 maggio abrogheranno il “regimetto”rosso e rimetteranno le cose a posto. Per quello “nero” si vedrà in seguito.
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