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Un nuovo ruolo
per i laici italiani 10 maggio 2001 E' stato un colpo da maestro della comunicazione quello che Silvio Berlusconi ha piazzato a “Porta a Porta” illustrando e firmando il contratto con gli elettori ed anticipando la rosa dei possibili ministri del suo futuro governo. Il povero Francesco Rutelli ora cercherà di replicare contestando il metodo e la sostanza della trovata del Cavaliere. Lo accuserà di aver compiuto un classico colpo di teatro privo di qualsiasi contenuto concreto. E, magari, si affretterà a tirare dal proprio cilindro qualche nome di eventuale ministro di un governo di centrosinistra ormai da tutti considerato una chimera irraggiungibile. Ma qualunque sforzo faccia il candidato premier del centro sinistra non riuscirà a prendere l’iniziativa politica che il leader della Casa delle Libertà gli ha strappato di mano dall’inizio della campagna elettorale come ha confermato l’esibizione mediatica nel programma di Bruno Vespa. Per Rutelli la partita è ormai persa. E se c’è un consiglio da dare all’ex sindaco di Roma è solo quello di farsi rapidamente restituire i trecento milioni dati al guru americano Greenberg per curare la propria campagna elettorale. Si è trattato di soldi buttati al vento. L’ex consulente di Clinton è riuscito solo a fornire indicazioni sbagliate. E pagarlo per aver favorito la sconfitta sarebbe non solo un errore ma anche una specie di vergogna nazionale. Ma chiusa in anticipo la partita elettorale (l’interrogativo sul voto del 13 maggio non è sul risultato ma sulle dimensioni della vittoria del centro destra) bisogna affrettarsi a sottolineare che il colpo da maestro di Berlusconi non può risolversi in una sorta di delega in bianco della maggioranza del paese al leader della Casa delle Libertà. Dalla prossima settimana in poi il Cavaliere dovrà rispettare il contratto tanto enfaticamente stipulato con gli italiani. E non si tratterà di una impresa facile e tranquilla. Nei giorni scorsi ha sostenuto che il prossimo risultato elettorale avrà un doppio effetto. Costringerà la sinistra a rigenerarsi totalmente con un processo che non sarà né breve, né indolore. E obbligherà il centrodestra a governare il paese a dispetto di quei settori della nomenklatura nazionale che si affretteranno a saltare sul carro del vincitore per perpetuare all’infinito i propri privilegi e per impedire la realizzazione del grande cambiamento promesso da Silvio Berlusconi. Sulla base di questa analisi ho sottolineato la necessità di sostenere il futuro Premier non con un consenso acritico e passivo ma esercitando una sorta di coscienza critica della nuova maggioranza. Per stimolare Berlusconi a non derogare dai propri impegni. Per negare allo stuolo di gattopardi in agguato la possibilità di allungare il brodo dell’innovazione e di trasformare la vittoria del centrodestra nel trionfo del trasformismo. A questa mia proposta di dare vita alla coscienza critica della Casa delle Libertà ha fornito una risposta immediata l’amico Davide Giacalone. Ed alla sua osservazione di fondo secondo cui non basta un impegno individuale e morale ma è necessaria una vera e propria attività politica mi affretto a dare una risposta assolutamente positiva. E’ vero. Non basta pensare a fornire la maggioranza di centrodestra di una coscienza critica attraverso l’impegno esclusivamente morale e culturale di qualche singolo di buona volontà. E’ necessario molto di più. In particolare è indispensabile un vero e proprio impegno politico. Anche perché non c’è da farsi illusioni sulla capacità di recepire le istanze morali da parte di molti dirigenti del centro destra. Alcuni di loro comprendono solo il linguaggio degli interessi o della forza. E se si vuole aiutare Berlusconi a rispettare i suoi impegni superando gli ostacoli ed i freni dei voltagabbana, degli ottusi e dei troppo furbi non c’è altra strada che quella della costruzione di una vera e propria forza politica. Chi si può candidare a realizzare questa forza che deve avere il compito di ricordare gli impegni di cambiamento in senso liberale ed innovativo presi con il paese ? La risposta è una sola. I laici, i liberali, i riformisti, i radicali. Tutti quelli che oggi appaiono ai margini o addirittura fuori del gioco politico ma che, proprio perché hanno toccato il fondo, dal 13 maggio in poi hanno la possibilità di ritornare prepotentemente a galla.
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