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Due voti per uno
stesso obbiettivo 12 maggio 2001 All’indomani dell’aprile del ’96 “L’opinione” incominciò a contare i quasi duemila giorni che mancavano alla data delle elezioni successive. Era un modo simbolico per sostenere la necessità che il centro destra sconfitto non si rassegnasse all’avvento di un’era dell’Ulivo che appariva inevitabile ed irreversibile. Ed era anche la dimostrazione che il quotidiano che dal ’93 in poi si era sempre battuto per la rivoluzione liberale e contro il rischio di un regime autoritario di marca cattocomunista non si sarebbe messo al vento dei vincitori ed avrebbe svolto il ruolo di voce critica del dissenso e dell’opposizione. A quella impostazione siamo rimasti fedeli caratterizzandoci come giornale dell’area laica e riformista inserita nello schieramento del centro destra . Ed a poche ore da un voto che può segnare il momento tanto atteso della liberazione dai vecchi partiti della vecchia nomenklatura della vecchia Italia , l’indicazione che “L’opinione“ intende dare ai propri lettori non può essere contraria alla impostazione a cui siamo tanto tenacemente rimasti fedeli nel corso degli ultimi cinque anni. Chiediamo un voto per i partiti della Casa delle Libertà nella consapevolezza che solo la vittoria del centro destra può favorire una svolta in direzione del cambiamento , dell’innovazione e della rivoluzione liberale del paese. Sappiamo fin troppo bene che la coalizione guidata da Silvio Berlusconi è piena di pecche, difetti e contraddizioni. Conosciamo uno per uno i nodi irrisolti di uno schieramento che troppo spesso tende a non affrontare i propri problemi nascondendoli sotto il carisma vincente del leader della Casa delle Libertà. Sappiamo che buona parte della sua classe dirigente è modesta, incolta ed interessata più agli interessi individuali piuttosto che alla difesa dei valori e delle idee. Ed abbiamo fin troppo chiaro che la spinta propulsiva del Cavaliere rischia di essere frenata ed indirizzata nelle direzioni più sbagliate da due fattori nefasti. Per un verso dalla pochezza di molti dei suoi collaboratori più vicini e più lontani. Per l’altro dall’inevitabile tentativo della vecchia nomenklatura di riciclarsi tra le file dei vincitori per meglio perpetuare i propri privilegi ed impedire le trasformazioni promesse da Berlusconi. Ma con tutti i suoi difetti il centro destra offre almeno una speranza di cambiamento in senso liberale. Quella che il centro sinistra ha drasticamente dissolto in cinque anni di governo statalista, dirigista , conservatore ed ottusamente chiuso a qualsiasi tipo di confronto . Per cui non possiamo non sollecitare i nostri lettori a scegliere , sia pure con tutte le riserve possibili ed immaginabili, in favore del futuro contro la riproposizione del passato. Ma la nostra non è una semplice scopiazzatura del “turiamoci il naso” di montanelliana memoria. A chi non se la sente di tapparsi le narici proponiamo di non disperdere il proprio voto nella sterile protesta dell’astensione ma di contribuire a favorire la presenza in Parlamento dei radicali della Lista Bonino. Non c’è contraddizione tra il l’indicazione di voto in favore della casa della Libertà e quella per la Lista Bonino. Sono, al contrario, indicazioni complementari. La prima vale per chi vuole farla a tal punto finita con il regime ulivista da passare sopra tutte le carenze e le debolezze del centro destra in nome dei valori della libertà di portare avanti. La seconda vale per chi non si tura il naso e per protestare contro i disastri dell’Ulivo e le inadeguatezze del centro destra, si vorrebbe rifugiare nell’astensione sempre in nome dei valori liberali. Votando per la lista Bonino possono combattere il centro sinistra e piazzare una spina nel fianco del centro destra per pungolarlo a non dimenticare mai che la spinta propulsiva di Berlusconi si fonda sulla grande voglia di cambiamento in senso liberale degli italiani. Le due indicazioni, in sostanza, puntano verso lo stesso obiettivo. Che poi è quello a cui puntavamo nel ’94, ci è sfuggito nel ’96 e potrebbe essere avvicinato dal risultato del voto del 2001: cambiare il paese in nome della libertà.
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