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Finalmente
un paese normale 15 maggio 2001 "Da oggi siamo tutti più liberi”. E’ forte la tentazione di forzare termini e concetti per commentare la fine dell’era dell’Ulivo e la nascita di una nuova maggioranza moderata destinata ad assicurare un solido governo al paese per i prossimi cinque anni della nuova legislatura. Ma, anche se la tentazione è forte, è necessario resistere all’idea di adottare una terminologia da occhio per occhio, dente per dente nei confronti di quegli sconfitti che come l’esercito austroungarico del ’18 oggi “risalgono in disordine le valli che avevano disceso con orgogliosa sicurezza“. In realtà non c’è alcun bisogno di un eccesso d’enfasi per salutare la vittoria elettorale della Casa delle Libertà. E non serve nemmeno affidarsi ad un trionfalismo che pure sarebbe giustificato dai toni truculenti usati dai dirigenti del centro sinistra durante la campagna elettorale. Per festeggiare nel migliore dei modi il successo personale e politico di Silvio Berlusconi bisogna evitare ogni eccesso verbale e salutare l’evento come il momento tanto atteso della contemporanea introduzione ed applicazione della regola dell’alternanza nella vita democratica italiana. In un sistema democratico maturo è naturale che il corpo elettorale possa decidere di cambiare la maggioranza che esprime il governo del paese. E’ anche scontato che il passaggio di mano tra la vecchia e la nuova coalizione di maggioranza avvenga nella maniera più serena e tranquilla possibile. Ed è assolutamente fisiologico che se la vecchia opposizione arrivata al vertice politico si accinga a governare il paese cercando di colmare le lacune che sono costate la sconfitta agli antagonisti, questi ultimi si preparino a mettere a frutto l’insuccesso dando vita ad una opposizione in grado di tornare ad essere maggioranza. Fino a l’altro ieri tutto ciò che era naturale, scontato fisiologico per le altre democrazie dell’Occidente appariva assolutamente irrealizzabile nella democrazia italiana. L’intera campagna elettorale era stata impostata dalla maggioranza uscente sul tentativo di dare scacco matto all’opposizione delegittimando il suo leader con una sorta di referendum sulla sua moralità. L’operazione era stata condotta sia sul terreno interno che su quello internazionale. E sembrava aver ribadito la natura incredibilmente anormale del nostro sistema politico. Soprattutto agli occhi degli alleati europei. Ma lo scacco matto non c’è stato. Il referendum morale è fallito. La maggioranza del corpo elettorale ha espresso liberamente il proprio voto esprimendo una precisa volontà di cambiamento rispetto alla passata legislatura. E tutto questo è avvenuto senza un incidente, una forzatura, un qualsiasi atto di natura antidemocratica che potesse avallare in qualche modo la presunta natura anomala ed irregolare della democrazia italiana. Per questo non bisogna salutare con alcun tipo di enfasi il risultato del 13 maggio. Basta affermare con forza che da domenica abbiamo finalmente conquistato il titolo di “paese normale”. E regolarci di conseguenza. Da un lato invitando il centro destra a governare sotto il controllo e nel pieno rispetto della nuova opposizione. Dall’altro sollecitando il centro sinistra ad accettare tranquillamente il responso elettorale senza insistere in quei tentativi di delegittimazione e criminalizzazione dell’avversario che sono stati una delle cause principali della propria sconfitta.
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