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  Ringraziamenti per il Quirinale
18 maggio 2001

Bisogna ringraziare il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. Non per essere diverso dal predecessore Oscar Luigi Scalfaro che all’indomani delle elezioni del ’94 incominciò a manovrare per annullare e ribaltare le decisioni del corpo elettorale. E neppure perché ha rappresentato nel corso della lunga e difficile campagna elettorale il richiamo costante ed irremovibile per le forze politiche in campo al rispetto delle regole democratiche e della correttezza civile. Certo, per un paese dove troppo spesso i Capi dello Stato hanno esagerato in demagogia o protagonismo politico la capacità di Ciampi di rimanere costantemente al di sopra delle parti in nome del superiore interesse nazionale, può apparire una dote addirittura straordinaria ed eccezionale. Ma in un paese normale è scontato che il massimo rappresentante delle istituzioni faccia di tutto per non essere né un guitto, né un fazioso. E quindi non si può ringraziare l’attuale Capo dello Stato di fare bene il proprio dovere.

I ringraziamenti per Ciampi hanno una motivazione diversa. Riguardano la capacità mostrata dal Capo dello Stato nel cogliere con grande acutezza la più vera e significativa novità politica del voto del 13 maggio. E la tempestività ed il coraggio mostrati nell’evidenziare tale novità senza remore di sorta. La novità è che gli elettori italiani si sono dimostrati molto più capaci e maturi di buona parte della loro classe dirigente. La campagna elettorale condotta dai professionisti della politica, della cultura e dello spettacolo è stata lunghissima, livorosa, piena di veleni, delegittimazioni e violenze verbali. Sembrava di essere sull’orlo di una nuova guerra civile o all’interno di uno dei tanti capitoli di quella vecchia guerra civile che sotto forme diverse ha caratterizzato la quasi totalità del novecento italiano. Ma il corpo elettorale, sia pure tra le difficoltà operative poste dalla dissennata scelta dell’election day, ha fatto piazza pulita nel giro di poche ore di tutti i miasmi provocati dai settori più ottusi e retrivi della classe dirigente. 

Non un incidente ha contrassegnato le operazioni di voto. E, quel che è più importante, la larga vittoria del centro destra non ha suscitato né ondate di tracotanza ed impulsi di vendetta nello schieramento dei vincitori, né reazioni inconsulte da parte degli sconfitti. Nessuno ha minacciato di “non fare prigionieri”. Nessuno si è rifugiato all’estero od ha preso, sia pure solo metaforicamente, la strada della montagna. Ciampi non ha avuto alcuna esitazione nel dare atto della “maturità” e della “passione civile” con cui gli italiani sono andati a votare. Ed il suo non è stato un riconoscimento puramente formale imposto dalla prassi del Quirinale ma un vero e proprio atto di affettuoso e commosso apprezzamento per un comportamento che pone il popolo italiano allo stesso livello di quelli delle democrazie più solide ed evolute. Anche il gesto del Presidente della Repubblica costituisce una grande e significativa novità. 

Troppe volte, nel passato più remoto come in quello più recente, i vertici istituzionali e politici del paese hanno dato l’impressione di considerarsi mille volte migliori del popolo da loro rappresentato. Come se ci fossero due Italie, divise non dalla politica ma da un diverso livello di civiltà. Come se la classe dirigente si dovesse perennemente vergognare dei propri concittadini e fosse costantemente gravata dall’unico ed impossibile compito di dover educare ed elevare un popolo refrattario a qualsiasi tipo di educazione. Ciampi ha spezzato questa tradizione frutto del complesso d’inferiorità che le nostre classi dirigenti ed i nostri intellettuali si portano avanti da secoli. E lo ha fatto con grande coraggio sfidando il pericolo delle rimostranze delle sacche dell’intellighentia retrograda. Il suo è stato un gesto rivoluzionario compiuto in nome della normalità del paese. Per questo non bisognerà mai stancarsi di ringraziarlo.