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Il
leader della Cgil come Luigi XIV 24 maggio 2001 C'è una singolare costante nella storia dell’ultimo decennio della storia della Repubblica. Quando i partiti tradizionali entrano in crisi si fa sempre ricorso ai sindacalisti d’area. Chiamati d’urgenza al capezzale delle forze politiche moribonde costoro dovrebbero operare il miracolo della guarigione improvvisa e definitiva del partito in via d’estinzione. Invece si trovano quasi sempre ad assolvere all’ingrato compito di impartire i sacramenti, recitare il de profundis e procedere al pietoso compito della sepoltura. E’ toccato all’ex leader della Cisl Franco Marini tentare la disperata resurrezione del Ppi dopo la fine dell’unità politica dei cattolici. Ed è finita con la consegna dei poveri resti dei popolari al necroforo Pierluigi Castagnetti per l’inumazione del Ppi sotto il prato delle margherite prodiane. Un altro ex segretario della Cisl, Sergio D’Antoni, ha provato addirittura a riesumare la vecchia Ds con il solo risultato di finire come fiancheggiatore esterno di Antonio Tajani e Gianfranco Miccichè. Ed ora è finalmente arrivato il momento della sinistra e della sua ultima e più risposta “riserva” rappresentata dalla Cgil e dal suo barbuto segretario. Di fronte alla sconfitta del centro sinistra ed alla crisi in cui sono caduti i Ds, Sergio Cofferati ha superato le ultime riserve ed ha deciso di scendere in campo in prima persona contro il “nemico” Sergio Berlusconi. Lo ha fatto lanciando una vera e propria sfida al futuro Presidente del Consiglio sul terreno della scuola e della sanità. Ma il suo non è stato solo un esplicito ammonimento alla nuova maggioranza a non prendere neppure in considerazione l’ipotesi delle riforme della scuola e della sanità. E’ stato soprattutto la rivendicazione del pieno diritto della più grande Confederazione sindacale italiana e del suo leader di diventare il principale oppositore del governo nei prossimi cinque anni sia sul terreno sociale che sul terreno politico. Di fatto, quindi, Cofferati non si è limitato a prendere posizione contro Berlusconi. Ha spazzato il campo di tutte le discussioni nate all’interno del centro sinistra sulle opposte pretese egemoniche della Margherita e della Quercia ed ha chiuso sul nascere tutte le polemiche interne tra i vari leader e le diverse anime dei Ds sul futuro del partito. Ha rivendicato il ruolo di principale avversario del centro destra autoidentificandosi nell’opposizione e ponendosi come unico punto di coagulo di tutti gli avversari di sinistra della nuova maggioranza. E’ indubitabile che il passo di Cofferati fosse praticamente obbligato. Nessuno si sarebbe mai sognato di immaginare che la Cgil potesse riservare a Silvio Berlusconi lo stesso trattamento di favore assicurato ai governi di centro sinistra nei cinque anni della legislatura dell’Ulivo. Ma un conto era prevedere l’opposizione sociale della Cgil, un conto assistere alla trasformazione del sindacato di Corso d’Italia nella guida politica dell’opposizione nel corso della prossima legislatura. Si dirà che questa è la conseguenza del voto del 13 maggio, con la disfatta dell’Ulivo ed il ridimensionamento di tutti suoi dirigenti. Ma Cofferati, nella sua qualità di segretario della Cgil,si candida a sostituire sia Francesco Rutelli che Massimo D’Alema e Walter Veltroni. E la vicenda ha un doppio significato. Conferma che i partiti della sinistra sono ormai defunti. Ma indica che anche il sindacato è malato e, con la sua trasformazione in forza politica, rischia di fare al più presto la stessa fine. Anche perché se la Cgil si dedicherà alla lotta politica ci sarà sicuramente qualche altra organizzazione che si dovrà preoccupare di difendere i diritti dei lavoratori!
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