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L’Ulivo alza la voce sulla tv di Stato 5 giugno 2001 Ci risiamo. Al centro sinistra non è bastata la sconfitta del 13 maggio. Continua a seguire pedissequamente la linea che gli viene detta dall’ala più intransigente del vecchio “partito Rai”. Ed ora ripropone la questione del vertice di viale Mazzini ripetendo senza alcuna fantasia l’iniziativa presa nel ’94 dal sindacato interno dei giornalisti dell’azienda radiotelevisiva pubblica. Quella di “abbonato alza la voce”. Che allora si risolse in una sfilata di nani, conduttori, ballerine e registi di stretta osservanza di sinistra tra i banchetti di Porta Portese. E che oggi si è trasformata in “Ulivo alza la voce” ed ha visto Francesco Rutelli e Pietro Fassino intimare ai nuovi presidenti delle Camere Pier Ferdinando Casini e Marcello Pera di evitare accuratamente di occuparsi della Rai lasciando indisturbati ai loro posto il Presidente Roberto Zaccaria ed i componenti del Consiglio di Amministrazione. Tutto questo, naturalmente, fino a quando Silvio Berlusconi non avrà risolto il problema del conflitto d’interessi secondo i criteri che verranno fissati non dalla maggioranza di centro destra ma dall’opposizione di centro sinistra. Il senso dell’iniziativa di Rutelli e Fassino è fin troppo chiara. E dal punto di vista del centro sinistra assolutamente comprensibile. Chi ha perso le elezioni non si arrende e vuole vendere cara la pelle fino all’ultimo asserragliandosi nel ridotto di viale Mazzini. Se poi il centro destra abboccasse all’amo della subordinazione della ristrutturazione della Rai alla soluzione del conflitto d’interessi, gli assediati conserverebbero all’infinito le loro posizioni di potere e di prestigio. Qualunque dovesse essere la risposta di Berlusconi al problema, l’Ulivo la definirebbe sempre “insufficiente”. Anche nel caso di vendita di Mediaset. E questo per poter contare sempre e comunque sul possesso delle reti televisive, radiofoniche e satellitari dell’azienda pagata con i soldi di tutti gli italiani. Ma i Presidenti dei due rami del Parlamento possono piegarsi ad una imposizione che è il frutto di un preciso ed inequivocabile interesse di parte? Nessuno, naturalmente, pretende che Pera e Casini usino il potere dato loro dalla legge (quella che assegna ai responsabili di Montecitorio e Palazzo Madama il diritto-dovere di eleggere i consiglieri d’amministrazione dell’azienda radiotelevisiva pubica) per far saltare e spianare il bunker dei “giapponesi” del “partito della Rai”). Ma non è neppure possibile che i “giapponesi della Rai” continuino ad utilizzare il servizio pubblico per i loro fini politici privati come se il codice civile e quello penale stabilissero che i dirigenti ulivisti della radiotelevisione pubblica hanno la facoltà di essere al di sopra della legge e delle regole democratiche. Nessuno chiede l’uso dei lanciafiamme per stanare i giapponesi che pretendono di continuare a viale Mazzini una guerra che ormai è conclusa. Ma tra i lanciafiamme e la passività ci sono mille soluzioni intermedie. Una delle quali, ad esempio, sarebbe quella di avviare in Parlamento una legge per la privatizzazione a tempi brevi di una o due reti Rai. Vuoi vedere che sotto la minaccia di perdere il denaro pubblico i giapponesi della Rai si affretteranno a gettare le armi e scappare dall’isola?
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