![]() |
|
La fretta
e il cambiamento 8 giugno 2001 Il governo di Silvio Berlusconi non è ancora nato ma già Indro Montanelli scrive sul “Corriere della Sera” che non ha rispettato le promesse della campagna elettorale. Il Presidente della repubblica Carlo Azeglio Ciampi ha aperto oggi le consultazioni per la formazione del nuovo esecutivo e già Fabrizio Rondolino scrive su “La Stampa” che si è perso troppo tempo dalla data delle elezioni al momento dell’insediamento e della operatività del secondo Gabinetto Berlusconi. Non sarebbe difficile sottolineare come la delusione di Montanelli per il governo in gestazione è come i fischi del loggione per la romanza ancora non contata. E’ la critica preventiva e pregiudiziale di chi insiste nel seguire i propri livori personali anche a dispetto dei fatti reali, della logica e del buon senso. E sarebbe altrettanto facile rilevare che la protesta di Rondolino per il mese che probabilmente intercorrerà tra il voto e l’insediamento del governo non dipende dalla volontà di Berlusconi o di Campi ma da regole inderogabili imposte non tanto dalle leggi e dalla costituzione quanto dai tempi fisiologici di una democrazia complessa. Ma, al di là di ogni giusta replica, è indubitabile che le osservazioni di Montanelli e Rondolino esprimono perfettamente la diffusa richiesta popolare di “fare presto”. Su questo punto, però, non c’è alcuna differenza tra il “paese reale” ed il “paese formale”. Anche Berlusconi condivide in pieno la sollecitazione a non perdere tempo che gli proviene dalla stragrande maggioranza degli italiani. E questo indica che almeno una volta nella nostra storia ci sia una perfetta identità di vedute tra governanti e governati. L’unità d’intenti tra Montanelli e Rondolino, Berlusconi e gli italiani si ferma qui. Quando si va grattare sotto la voglia comune di non perdere tempo si scopre che ognuno ha una idea diversa di quale risultato la rapidità dovrebbe consentire di raggiungere. Montanelli pensa che si debba fare in fretta a dimostrare ciò che è già avvenuto nella sua testa. E cioè che il tenore ha steccato la romanza prima ancora di cantare. Rondolino immagina che si debba accelerare i tempi per poter ribadire che si le procedure sono troppo lunghe e vanno sollecitamente modificate. Berlusconi vuole affrettarsi a chiudere la partita dei ministri e dei sottoministri per affrancarsi dal martirio delle richieste, delle pressioni, delle manovre e dei ricatti ed incominciare a lavorare sulle questioni concrete. E gli italiani? Perché mai gli italiani di tutte le parti e di tutti gli schieramenti sollecitano a gran voce la chiusura del limbo governativo che si è aperto con il voto del 13 maggio? La risposta è fin troppo semplice. Chi ha votato per la Casa delle Libertà in nome del cambiamento vuole che il processo di innovazione promesso parta al più presto. Senza ritardi, compromessi e pasticci di sorta. E chi ha votato contro il centro destra non vede l’ora di vedere alla prova la nuova maggioranza per poter denunciare l’assenza di qualsiasi cambiamento ed il mancato rispetto di tutte le promesse e le minacce di svolta annunciate. Il punto, quindi, non è la sollecita formazione del governo. E’, al contrario, la capacità del governo di dimostrare visivamente agli italiani che ora si cambia. Sul serio. E’ auspicabile che nel preparare la lista dei ministri Silvio Berlusconi non dimentichi mai questa esigenza. Meglio perdere qualche giorno per scegliere i ministri purché il nuovo esecutivo sia il segno tangibile che la rivoluzione liberale è in atto.
|