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  Buttiglione ed il cavallo
15 giugno 2001

Sulla maggioranza di centro destra incombe un gravissimo rischio. Quello evidenziato dalla sortita di Rocco Bottiglione sulla questione della revisione della legge sull’aborto. Il pericolo dipende da due fattori precisi. Dalla convinzione degli esponenti della Casa delle Libertà di andare incontro ad una fase di stabilità destinata a durare per gran parte, se non per tutta, la nuova legislatura. Dalla sensazione che tanta stabilità possa provocare un processo di omologazione di tutte le diverse forze politiche del centro destra all’insegna della versione aggiornata del vecchio culto della personalità che prende il nome di berlusconismo. La convinzione della lunga stabilità spinge ad immaginare che la maggioranza sia in grado di subire qualsiasi pressione e forzatura senza avere rotture e lacerazioni di sorta. La sensazione di essere entrati nel meccanismo di omologazione del berlusconismo instilla in tutti i rappresentanti delle forze minori della coalizione il desiderio di trovare sempre e comunque motivi di differenziazione capace di difendere e rafforzare le rispettive caratterizzazioni politiche e culturali. 

In questa chiave va vista la proposta di Buttiglione di revisione della legge sull’aborto. Il leader del Cdu è convinto che la maggioranza sia talmente solida da poter superare tranquillamente una qualsiasi bufera su un tema così discusso e controverso come quello della interruzione volontaria della gravidanza. Ed, al tempo stesso, avverte a tal punto il pericolo di finire nella centrifuga spersonalizzante del berlusconismo da non perdere neppure un minuto dalla formazione del governo per marcare la propria “diversità” cattolica all’interno del centro destra. In questa luce va inquadrato e giudicato il comportamento del neo ministro delle Politiche Comunitarie. Non comporta alcun pericolo per una maggioranza che, sia pure ai primi passi, appare sufficientemente attrezzata e corazzata per reggere urti e scossoni ben più gravi e prolungati. Al tempo stesso rappresenta un inquietante e pericolo precedente per una coalizione dove esistono forze che presto o tardi dovranno scegliere se piegarsi fino in fondo al processo di omologazione del berlusconismo o se dovranno difendere la propria identità anche al costo di qualche dolorosa rottura.

Per ora, in sostanza, l’antiabortismo del cattolico Buttiglione può essere facilmente assorbito. Ma in futuro l’esempio del neo ministro può spingere altri esponenti politici cattolici ( oppure laici, leghisti o di Alleanza Nazionale) a moltiplicare le sortite e le forzature per sfuggire alla pialla livellatrice e spersonalizzante del berlusconismo e salvaguardare la propria identità. La questione non è di poco conto. Ed è bene che il Presidente del Consiglio la consideri come uno dei problemi politici di primaria importanza da tenere sempre ben presente nella propria attività quotidiana. Non per paura di ribaltoni inesistenti ma per evitare uno sfilacciamento della maggioranza che alla lunga porterebbe la Casa delle Libertà a fare la fine dell’Ulivo.

Per essere sgravato di questa incombenza e poter essere in grado di dedicarsi totalmente alla attività di governo, Silvio Berlusconi dovrebbe poter contare su un responsabile di Forza Italia in grado di tenere sotto controllo e bilanciare gli inevitabili personalismi degli alleati. Ma Claudio Scajola è al Viminale e gran parte dei suoi collaboratori sono finiti al governo. E ora si apre il dilemma di chi potrà andare a via dell’Umiltà per svolgere una delle funzioni politiche più delicate della nuova legislatura. La speranza è che Silvio Berlusconi scelga al meglio. Ovviamente un personaggio pensante e non un qualche “cavallo di Caligola” buono solo a scaldare la sedia!