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Vogliamo Silvio,
non Rumor 20 giugno 2001 E' proprio messa male la sinistra italiana! Di fronte al discorso sulla fiducia di Silvio Berlusconi non ha saputo far altro che rinchiudersi in una serie di contestazioni di principio tutte incentrate sulla delusione per l’atteggiamento del Presidente del Consiglio giudicato talmente prudente da apparire asettico e vuoto di contenuti. Francesco Rutelli e gli altri esponenti del centro sinistra si aspettavano un Berlusconi combattivo e gladiatorio. E di fronte alla prudenza ed alla volontà di dialogo spese a piene mani dal Cavaliere hanno deciso di adottare la linea della disincanto e della disillusione. A conferma delle loro affermazioni dei tempi della campagna elettorale secondo cui Berlusconi raccontava fanfaluche agli italiani creduloni. Ed a dimostrazione che le promesse del leader della Casa delle Libertà si stanno rivelando fasulle fin dalle prime battute. Scelta dalla opposizione di centro sinistra questa linea risulta sterile. Anzi, addirittura insulsa. Buona solo a curare i turbamenti di stomaco di chi non ha digerito e non digerirà mai la sconfitta elettorale. Ma decisamente incapace di dare una qualsiasi prospettiva strategia ad una opposizione che non ha ribaltoni da perseguire dietro l’angolo ma deve solo attrezzarsi a compiere una lunga marcia di cinque anni nel corso della nuova legislatura. Basterà che Berlusconi avvii i grandi lavori delle infrastrutture, superi indenne il G8 di Genova e presenti prima dell’estate la proposta legislativa di soluzione del conflitto d’interesse e la linea del centro sinistra sarà spazzata via dai fatti. Ma se l’opposizione non è in grado di elaborare una strategia alternativa credibile fatti suoi! Ciò che invece merita di essere sottolineato che la preoccupazione per la prudenza ed il neobuonismo berlusconiano è una linea niente affatto sterile ma di grande valore e peso politico se viene assunta dalla maggioranza di centro destra o, almeno, da una parte dello schieramento governativo. Su Berlusconi e sulla sua maggioranza, infatti, grava sul serio il rischio che il passaggio dalla lotta al governo provochi la delusione di quei diciotto milioni di cittadini che hanno votato per la Casa delle Libertà e per il suo leader. Questa massa di italiani capisce perfettamente che esiste il tempo dello scontro e quello del dialogo, il momento della battaglia e quello della pace, la fase dell’esasperazione e quella della prudenza. Non si turba di fronte al senso della misura messo accuratamente in mostra dal Presidente del Consiglio di fronte ai banchi del Senato. E non si spaventa neppure se si rende conto che l’esigenza prioritaria del governo di centro destra nelle sue prime settimane di vita è di dialogare con tutti. Dai “poteri forti” al centro sinistra, dal Vaticano al popolo di Seattle. Ciò che teme come la peste, però, è che l’esigenza del momento si trasformi in stile perenne. E che il Berlusconi misurato e prudente di questi giorni possa trasformarsi in una sorta di riedizione dei Presidenti del Consiglio democristiani di razza Dorotea della prima Repubblica. Quelli che nel timore di dispiacere qualcuno decidevano di puntare sull’immobilismo assoluto. E che si chiamavano Rumor, Colombo ed anche Andreotti. Da Berlusconi gli italiani si tendono il cambiamento. Nei fatti, negli atteggiamenti, negli uomini. Con prudenza ma con ferma determinazione e senza sconti per nessuno. Per questo è bene che all’interno della maggioranza ci sia qualcuno deciso a tirare di tanto in tanto la giacca al Presidente del Consiglio. Per ricordargli di continuare ad essere Berlusconi e non diventare Rumor!
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