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  I supplenti dell’opposizione
26 giugno 2001

Il congresso dei Ds si celebrerà in autunno. E nessuno riesce ad immaginare come andrà a finire. Se con il trionfo di Massimo D’Alema o con la sua sconfitta, se con la ricomposizione del partito o con il suo scioglimento e la sua confluenza in una nuova e più ampia “Margherita”. Ma se la prima gamba del centro sinistra zoppica neppure la seconda cammina troppo bene. La stessa “Margherita” stenta. Le cure di Francesco Rutelli non l’aiutano. Ed, anzi, sembrano fatte apposta per attizzare le polemiche interne tra le sue diverse e litigiose componenti. L’opposizione, in sostanza, è ancora in piena crisi. E, quel che è peggio, non riesce a trovare la strada per uscirne senza troppi danni. Il che, se da un lato assicura alla nuova maggioranza una “pace” parlamentare a tempo indeterminato, dall’altro provoca un vuoto che rischia di essere riempito da gruppi estranei al normale circuito della democrazia parlamentare rappresentativa e decisi ad imporsi non sulla base dei consensi popolari conquistati in regolari elezioni ma grazie alle “armi” particolari in loro possesso. 

L’esempio più immediato ed eclatante è quello delle componenti estremiste del cosiddetto “popolo di Seattle”. Le “armi” in loro possesso sono quelle della guerriglia urbana a cui hanno fatto ricorso in occasione di tutti i più recenti vertici dei paesi industrializzati. Grazie alla minaccia di usarle a Genova hanno strappato all’opposizione il ruolo di interlocutori del governo. E, come hanno dimostrato con la decisione di far fallire il dialogo avviato dal Capo della Polizia Gianni De Gennaro, sono fermamente orientate ad usare le “armi” della violenza di piazza per conquistare un ruolo politico non limitato e nazionale ma paradossalmente planetario e globalizzato. E’ pericoloso che il vuoto lasciato dall’opposizione parlamentare venga colmato, almeno in parte, da un movimento extraparlamentare che fonda la propria capacità di azione politica sull’uso spregiudicato della violenza? 

La risposta è sicuramente positiva. Le componenti estremiste del “popolo di Seattle” rappresentano un pericolo. Ed il governo italiano, d’intesa con tutti quelli dei paesi industrializzati, ha il dovere di fronteggiarlo al meglio con ogni strumento in proprio possesso. Da quelli della persuasione a quelli della prevenzione e della repressione. Ma la crisi del centro sinistra non provoca solo un fenomeno del genere. A riempire il vuoto lasciato da una sinistra ufficiale allo sbando c’è anche quella parte della sinistra ufficiosa che negli anni del regime ulivista e nei decenni precedenti di consociazione cattocomunista ha conquistato spazi e ruoli all’interno delle istituzioni. Questa sinistra ufficiosa ora pretende di prendere il posto dei suoi antichi referenti usando come arma le posizioni di potere ed istituzionali in proprio possesso. La vicenda Rai è illuminante. Il Presidente Roberto Zaccaria e gli uomini piazzati ai vertici dell’azienda dall’Ulivo pretendono di porsi come interlocutori politici diretti di un governo e di una maggioranza legittimati dal voto popolare. Zaccaria intima al vice presidente del Consiglio Gianfranco Fini di non occuparsi di viale Mazzini. 

Come se l’azienda radiotelevisiva pubblica fosse una propria personale proprietà e non una società pagata dai soldi di tutti i contribuenti italiani. Michele Santoro va addirittura oltre. E si rivolge direttamente al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi chiedendogli con fare imperioso una serie di assurde garanzie che neppure i partiti di sinistra hanno avuto il coraggio di avanzare. Quale tipo di legittimazione possono vantare Zaccaria e Santoro? L’essere stati scelti e beneficati dal governo dell’Ulivo? Oppure i dati dell’auditel? In entrambi i casi il loro tentativo di colmare il vuoto lasciato dall’opposizione è inaccettabile. Nessun elettore ha investito i due compari di un qualsiasi ruolo di rappresentanza democratica. Usano il potere derivante loro dal servizio pubblico per fini personali. E per questo rappresentano un pericolo per la democrazia tranquillamente paragonabile a quello degli estremisti di Seattle.

Ma Zaccaria e Santoro appaiono addirittura dei dilettanti della minaccia antidemocratica di fronte a quei settori più politicizzati della magistratura che hanno deciso di reagire alla sconfitta della sinistra di cui sono sempre stati una forza collaterale assumendo in pieno il ruolo politico dei loro passati referenti. Il convegno di Lerici di Magistratura Democratica si è chiuso con l’appello alla mobilitazione dei Pm di sinistra fatta da Luciano Violante e con l’annuncio dei vertici della corrente che da oggi in poi la vera opposizione al governo verrà da questa parte della magistratura. Sull’esempio degli ani d’oro della rivoluzione giudiziaria, quando le sorti della politica e della storia del nostro paese erano nelle mani di poche Procure eccellenti legate alla sinistra e sostenute dalla grande stampa padronale.

Altro che supplenza! A Lerici si e andati ben oltre e si è teorizzato il principio che non esiste altra opposizione al di fuori della magistratura ideologizzata e politicizzata. Sarà un caso che negli stessi giorni del convegno alcuni Pm della Toscana hanno bloccato i cantieri dell’Alta Velocità alzando una gigantesca spada di Damocle sull’intero programma di lavori pubblici del governo di Silvio Berlusconi? La domanda è aperta. In attesa di risposta sarà bene che chi propone la pacificazione ed il superamento del passato si affretti ad interrogarsi se sia possibile chiudere la guerra con i supplenti ad oltranza. Si vis pacem parat bellum!