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L’eterna guerra
dei giustizialisti 28 giugno 2001 Può anche essere che il direttore di “Libero” Vittorio Feltri abbia calcato la mano. E, quindi, si può anche escludere che il magistrato spagnolo dell’ufficio di Garzon, Carlos Castresana Fernandez, si sia recato a Milano per concordare con il collega Pm Greco nuove iniziative giudiziarie a carico di Silvio Berlusconi. Di conseguenza, si può anche evitare di ipotizzare che alla vigilia del G8 di Genova, secondo il copione ampiamente e vantaggiosamente sperimentato in occasione del vertice internazionale di Napoli del ’94, il nuovo Presidente del Consiglio italiano possa venire infilzato da un provvedimento giudiziario scritto per l’occasione a quattro mani italo-spagnole. Sgombriamo dunque il campo da simili supposizioni e sospetti. Non foss’altro perché il G8 di Genova non si preannuncia come una allegra occasione d’incontro tra i potenti del mondo, come avrebbe dovuto essere senza l’avviso di garanzia sparato a mezzo stampa il vertice napoletano del ’94. Dopo Seattle e Goteborg la riunione genovese si presenta come una potenziale e micidiale polveriera. E non ci vuole molto a capire che se una eventuale iniziativa giudiziaria lanciata contro Berlusconi alla vigila dell’apertura dei lavori si trasformerebbe in un micidiale detonatore destinato a mandare all’aria l’intera Liguria. Ma anche a rinunciare ad ogni costo a “pensare male” non si può non prendere atto che accanto a queste supposizioni discutibili ci sono alcuni fatti specifici niente affatto opinabili. E’ una realtà incontrovertibile, ad esempio, che l’ex Presidente della Camera Luciano Violante, storico ispiratore ed organizzatore della cosiddetta “rivoluzione giudiziaria” avvenuta negli anni ’90 nel nostro paese, abbia deciso di recuperare il vecchio ruolo di leader giustizialista lanciando appelli affinché la sinistra allo sbando trovi il suo motivo di aggregazione e di rilancio attorno al rilancio della “questione legale” contro Silvio Berlusconi. Certo, tra l’appello di Violante e le nuove perquisizioni a Mediaset o il blocco dei lavori dell’Alta Velocità tra Bologna e Firenze, non esiste alcuna connessione pratica e diretta. Ma come non pensare che le diverse vicende siano la spia di un fenomeno complessivo in atto. Cioè della decisione di una parte dell’opposizione di tentare di risolvere la propria crisi aggrappandosi all’ancora del giustizialismo e dell’uso politico della magistratura di parte? E c’è di più. Se l’appello di Violante è un dato incontrovertibile, ancora più netto ed indiscutibile è stata la conclusione del recente convegno di Lerici della corrente di sinistra dell’Associazione Magistrati, “Magistratura democratica”. In singolare e significativa sintonia con l’ex Presidente della Camera i principali esponenti di Mp hanno sostenuto la tesi che, di fronte alla nuova realtà politica del governo di centro destra di Silvio Berlusconi, il compito principale della magistratura debba essere di esercitare il controllo di legalità nei confronti dell’esecutivo. Non in quanto sia assolutamente normale che in uno stato di diritto la magistratura garantisca il rispetto e l’applicazione della legge. Ma perché il conflitto d’interessi e lo strapotere mediatico del Presidente del Consiglio altera le condizioni dello stato di diritto e carica la magistratura del compito aggiuntivo di “cane da guardia” della democrazia. Come dire che, nel vuoto provocato dalla crisi della sinistra, spetta ai magistrati politicizzati il compito di fare la sola e vera opposizione a Berlusconi. Ma se questi sono i fatti non è difficile prevedere un futuro di tensione, di polemiche e di scontri furibondi. Anche a prescindere da eventuali siluri italo-spagnoli. La guerra, purtroppo, continua. E chi predica la pacificazione ad ogni costo farebbe bene a prenderne atto prima che sia troppo tardi!
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