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  Ai confini dell’intolleranza
29 giugno 2001

Siamo per la trattativa, sempre e comunque. Siamo per il dialogo, le mani tese, il metodo del confronto, la ricerca del compromesso, la necessità di evitare in ogni occasione le esibizioni muscolari e gli scontri frontali. Ma fatta questa indispensabile premessa qualcuno ci vuole spiegare quale può essere stato il criterio con il quale sono stati prescelti gli interlocutori del “popolo di Seattle” dei rappresentanti del governo italiano? La questione non è del tutto peregrina. Noi sappiamo che il Ministro degli Interni Claudio Scajola si trova al vertice del Viminale in seguito ad una precisa legittimazione democratica. E’ stato eletto in Parlamento in seguito a regolari votazioni democratiche. E’ un componente di una maggioranza altrettanto legittimata dal consenso degli italiani e fa parte di un governo votato dal Parlamento secondo le norme della Costituzione repubblicana. 

Un discorso analogo vale per il ministro degli Esteri Renato Ruggiero e per il Segretario Generale della Farnesina Umberto Vattani. Pur non essendo stati eletti sono egualmente legittimati in nome delle regole della democrazia parlamentare e rappresentativa. Ma quali titoli di legittimazione hanno Vittorio Agnoletto, presidente della Lila e portavoce de Genova Social Forum, Giuseppe de Cristofaro, leader del Giovani Comunisti Italiani, Fabio Lucchesi, esponente della Rete di Lilliput, Massimiliano Morettini, rappresentante del Genova Social Forum genovese (evidentemente esiste un Gsf nazionale o globalizzato) e Chiara Cassurino, osservatrice per le Tute Bianche e Ya Basta? Chi li ha eletti a rappresentare i futuri manifestanti contro il vertice del G8? Che tipo di organizzazioni pretendono di rappresentare? Si tratta di partiti, associazioni non riconosciute, gruppi spontanei o sigle vuote di persone e piene solo dell’ambizione personale di qualche singolare personaggio in cerca di notorietà?

Non sappiamo se nell’indire l’incontro tra i rappresentanti del governo Berlusconi ed i contestatori qualcuno si sia preoccupato di sciogliere preventivamente questi interrogativi. Nutriamo però il sospetto che i criteri prescelti per l’organizzazione dell’incontro siano stati sostanzialmente due: la disponibilità del gruppi contestatori ad accettare il confronto e la potenziale pericolosità in termini di violenza organizzata degli stessi gruppi. In pratica all’incontro con il governo sono venuti quelli che hanno deciso di farlo. E gli inviti a partecipare sono stati inviati alle persone ed alle sigle che si sono messe in mostra negli ultimi tempi agitando le minacce più forti nei confronti del vertice di Genova. In conclusione, quindi, il criterio adottato è stato quello di accettare come interlocutori i potenziali violenti provvisti di maggiore visibilità mediatica.

Ma questo che significa? Che la violenza non solo premia chi pratica ma assicura anche quella legittimazione politica che nessun avventurista singolo o gruppuscolo estremista riuscirebbe a conquistare con il metodo democratico? Attenzione, il film della legittimazione dei violenti è già stato visto negli anni ’60 e’70. Per non ripeterlo c’è solo un metodo. Quello di stabilire, con Popper, che la tolleranza ha un solo limite: l’intolleranza.