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Se la prudenza
diventa passività 3 luglio 2001 Ma chi ha vinto le elezioni? Silvio Berlusconi o Gianni Agnelli? La risposta è scontata: Ma solo in parte. Il Cavaliere ha sicuramente ottenuto la vittoria al punto che ha conquistato il traguardo simbolico di Palazzo Chigi. Ma per il momento l’unico che incassa i risultati concreti del 13 maggio è solo l’Avvocato. E’ Agnelli che piazza i suoi uomini nel governo e nel sottogoverno del centro destra, dal Ministro degli Esteri Renato Ruggiero al consigliere del neosottosegretario Vittorio Sgarbi, l’ex genero Alain Elkan. E’ Agnelli che ha il via libera per la sua guerra a Mediobanca sul terreno della Montedison. Ed è sempre Agnelli che ottiene il beneplacito dell’esecutivo per le proprie vendette nei confronti di Colaninno e di Romiti sul terreno di Telecom e del Corriere della Sera. Intendiamoci, che Agnelli si affretti a mettere all’incasso immediato il proprio appoggio al centro destra nella campagna elettorale è del tutto logico, comprensibile ed anche accettabile. Volendo, anzi, si potrebbe anche sostenere che si tratta di una vicenda di assoluta trasparenza che illustra con chiarezza ai cittadini come funziona in politica l’eterno metodo del do ut des. Ma la stragrande maggioranza degli italiani non hanno votato in favore di Silvio Berlusconi per fare un favore a Gianni Agnelli. Lo hanno fatto per mettere in condizione il Cavaliere di realizzare il cambiamento tanto promesso. Ed, in definitiva, per soddisfare le proprie aspettative di svolta radicale rispetto al passato dei cinque anni di governo del centro sinistra. Ma fino ad ora quale soddisfazione ha avuto questa grande massa di elettori? La risposta è nei fatti. Una prima grande soddisfazione psicologica è venuta dall’insediamento del governo di centro destra e dall’’uscita di scena di quello di centro sinistra. Un seconda grande soddisfazione, sempre psicologica, è stata provocata dalla crisi in cui sono cadute tute le forze della sinistra italiana. Una terza soddisfazione, per il momento sempre e sostato psicologica visto che gli effetti concreti si avranno solo tra qualche tempo, è stata determinata dal varo delle misure economiche dei cento giorni. Ma, a parte tutta questa psicologia, non un solo segnale concreto di cambiamento effettivo è venuto a soddisfare le attese e le giuste sollecitazioni degli elettori del centro destra. Agnelli raccoglie i frutti del proprio sostegno. Per gli elettori, al contrario, ci sono solo segnali che indicano come bisognerà aspettare ancora molto prima di vedere qualche risultato concreto della lunga marcia negli anni del centro sinistra e della faticosa vittoria del 13 giugno. I padroni del vapore che hanno fatto il bello ed il cattivo tempo nell’era ulivista stanno tutti al loro posto. Nessuno, naturalmente, pretende epurazioni che in Italia sono comunque destinate a non riuscire. Ma il rifiuto di fare prigionieri non può trasformarsi nella decisione di tenere e premiare i gattopardi. Non solo perché si tratta di una operazione immorale. Ma soprattutto perché rappresenta un clamoroso errore politico. L’eccesso di prudenza e di buonismo del centro destra viene concepito come un segno di debolezza da parte degli avversari. Al punto che qualunque oppositore della nuova maggioranza, con la sola eccezione di quelli istituzionali dell’opposizione parlamentare, si sente autorizzato a picchiare il più duro possibile sulla Casa delle Libertà e sopra i suoi rappresentanti. E’ bastato che Domenico Contestabile facesse un accenno all’ipotesi della amnistia che subito la canea giustizialista si è avventata contro il senatore di Forza Italia intimidendo chiunque ad intervenire in sua difesa. In questo clima di paura le Procure eccellenti degli anni della “rivoluzione giudiziaria” sono riscattate all’attacco rilanciando la solita strategia diretta a liquidare il Cavaliere per via giudiziaria. E la sollevazione è stata talmente forte ed intimidatrice che dall’interno della stessa maggioranza e dello stesso governo si è arrivati addirittura ad azzittire quanti avevano osato criticare le sentenze scritte con l’”inchiostro rosso” degli ultimi giorni. Ma se i”garantisti” vengono isolati e delegittimati, se i magistrati politicizzati possono ripartire all’attacco, se gente come Roberto Zaccaria continua a rimanere al proprio posto e se tutto lascia credere che in nome della prudenza tutto e tutti saranno lasciati come era nell’era dell’Ulivo, quale soddisfazione verrà data a chi si è battuto con il proprio voto per il cambiamento? Quella di essere cornuto e mazziato?
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