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  Il silenzio dei cattolici
10 luglio 2001

Ha ragione Giovanni Paolo II quando chiede ai potenti del G8 di ascoltare la voce dei poveri del pianeta. Troppo spesso le ragioni dei diseredati rimangono inascoltate a causa degli interessi assordanti dei ricchi. Ed è sacrosanto, ma anche abbondantemente scontato, che l’erede di Pietro ed il Vicario di Cristo ripeta quell’appello alla fratellanza, alla solidarietà umana ed al superamento degli egoismi che ha rappresentato la stella polare dell’intera umanità da duemila anni a questa parte. Ma Giovanni Paolo II avrebbe avuto ancora più ragione se, oltre a benedire l’impegno delle associazioni cattoliche contro il prossimo vertice di Genova, avesse speso una parola contro la violenza ed in nome di quelle regole democratiche che costituiscono il più efficace strumento elaborato dall’uomo per dare concretezza ai principi della fratellanza, della solidarietà e della generosità tra simili.

C’è un vuoto inquietante, infatti, nel decalogo sottoscritto da tutte le associazioni cattoliche che parteciperanno alle manifestazioni genovesi di luglio. E questa autentica voragine è causata dalla mancata richiesta che le regole di libertà e di democrazia su cui si fonda la convivenza civile non riguardi solo i potenti del G8 ma tutti i popoli, sia quelli ricchi che quelli poveri, del pianeta. Non ha senso, infatti, chiedere che la guerra venga bandita come strumento di soluzione dei conflitti quando in tutte le zone del mondo afflitte dal sottosviluppo l’uso delle armi viene considerato dalle masse dei diseredati come il solo strumento in grado di favorire la crescita ed il superamento dalla propria condizione. Nel decalogo non c’è alcun accenno a chi debba bandire la guerra ed a rinunciare alla forza per dirimere le controversie interne ed internazionali. Ma il documento è rivolto ai governi delle otto maggiori potenze industrializzate del mondo e non alla infinità di grandi e piccoli Milosevic che infestano buona parte dei cinque continenti. E lascia chiaramente intendere che la richiesta tocca solo i potenti. I poveri, in quanto tali, sono esentati ed alle volte anche legittimati ad impugnare il fucile ed a ricercare il benessere con la punta delle baionette.

Ha ancora meno senso, poi, chiedere la riforma dell’Onu su base più democratica, sollecitare la cancellazione del debito estero ai paesi del Sud e pretendere la fine del traffico delle armi. Per rendere la richiesta credibile bisognerebbe aggiungere che nell’Onu più democratica non dovrebbero avere accesso i paesi retti su sistemi terroristici e dittatoriali e che il debito estero andrebbe cancellato solo a quei paesi che non si sono indebitati per acquistare armi usate per eliminare gli oppositori interni. Ma nel documento delle associazioni cattoliche non c’è il minimo accenno a questa condizione. C’è solo dell’anti-americanismo a buon mercato con la difesa dei Protocolli di Kyoto e la contestazione delle scudo spaziale, c’è il solito terzomondismo riciclato e c’è, naturalmente, il condimento indispensabile di quello spirito anticapitalista e di quel buonismo da sepolcro imbiancato che servono solo a mettere in pace le coscienze evitando accuratamente di affrontare con serietà i problemi dei diseredati e dei poveri del mondo.

Manca, in sostanza, nel documento delle associazioni cattoliche la consapevolezza, fondata su duemila anni di insegnamento cristiano, che la violenza non può essere in alcun caso la scorciatoia per la liberazione dalla povertà e dalla disperazione dei diseredati e degli umili. Giovanni Paolo II avrebbe fatto bene a colmare questo vuoto. Anche perché è stato l’artefice principale dei grandi cambiamenti storici degli ultimi decenni con la sola forza del proprio messaggio di pace e di libertà . E solo il suo intervento sarebbe stato in grado di aprire gli occhi a quella parte del mondo cattolico che si prepara ad invadere Genova nella convinzione che è tornato il tempo di impugnare contemporaneamente mitra e Vangelo.