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Il richiamo
della foresta 18 luglio 2001 Massimo D’Alema ha rotto gli indugi. E deciso, nella sua qualità di presidente della Quercia, che sabato prossimo i Ds saranno ufficialmente presenti alla manifestazione contro la globalizzazione che si terrà a Genova in concomitanza con l’apertura del G8. La decisione risolve il patetico dilemma che aveva colto i dirigenti diessini di fronte al problema del vertice dei paesi industrializzati. Che fare? Partecipare o non partecipare? Riscoprire la vocazione di partito di lotta o confermare la tendenza ad essere partito di governo? Contestare quel vertice che è stato fissato nel capoluogo ligure proprio dal governo D’Alema ed in gran parte preparato dal governo di Giuliano Amato? Oppure chiudere una volta per tutte con la propria tradizione estremista e piazzaiola fornendo la dimostrazione più lampante ed evidente della propria trasformazione in forza socialdemocratica e moderata della sinistra? Fino ad ora questi interrogativi avevano trovato tra i dirigenti dei Ds solo risposte personali, probabilmente legate all’andamento del dibattito precongressuale. Cesare Salvi, per confermare di essere il leader della corrente di sinistra, non ha avuto dubbi nell’annunciare che parteciperà in prima fila alla manifestazione genovese. Pietro Folena, veltroniano indeciso a tutto, ha fatto sapere che deciderà all’ultimo. Ed Achille Occhetto, fedele alla sua discontinuità con il proprio passato, ha spiegato di non avere alcuna intenzione di marciare spalla a spalla con il popolo di Seattle e con qualche erede delle Br. La presa di posizione di D’Alema ha finalmente interrotto questo coda di discussione precongressuale. I Ds saranno a Genova con truppe e bandiere. Ed anche se non è ancora certo se a guidarli sarà lo stesso D’Alema ( l’ex Presidente del Consiglio si è conservato un margine di ambiguità sulla questione) non mancheranno all’appuntamento con il nuovo internazionalismo in marcia. Qualcuno insiste nel vedere anche nella decisione di D’Alema un preciso sottofondo congressuale. Con la sua mossa il bersaglio dei veltroniani e degli ulivisti tenderebbe una mano alla sinistra di Salvi e getterebbe le basi per una alleanza capace di garantire la segreteria al pupilo Piero Fassino. Ma, anche se non del tutto infondata, questa interpretazione è troppo riduttiva ed inadeguata. In realtà la scelta di D’Alema punta chiaramente a condizionare la fase precongressuale dei Ds. Ma non tanto per preparare il terreno a Fassino, quanto per imprimere una spinta decisiva alla futura strategia del partito ed indirizzarla verso il pieno recupero della propria antica tradizione di lotta. A Genova, in sostanza, i Ds non vano per accodarsi a Rifondazione Comunista o, peggio, ad un Agnoletto qualsiasi. Ci vanno, secondo l’intenzione di D’Alema, per avviare la lunga marcia per la riconquista dell’egemonia piena e completa sulla sinistra italiana. Può essere bizzarro che una scelta del genere venga dal solo leader post-comunista che mai sia stato alla guida di un governo dell’Italia repubblicana. Ma tant’è. Per far uscire i Ds dalla crisi D’Alema lascia intendere che c’è solo una strada: quella di dare ascolto al vecchio e sempre suggestivo richiamo della foresta. Per la maggioranza si prospettano lunghe e faticose battaglie. Per il centro sinistra qualcosa di peggio!
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