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  Stiamo attenti al masochismo
20 luglio 2001

La maggioranza di centro destra continua a tendere la mano all’opposizione. Lo fa con Giulio Tremonti che rinuncia all’affondo definitivo sul deficit di bilancio provocato dal centro sinistra. Lo fa con l’intero governo che sceglie la linea della massima moderazione e della rinuncia a qualsiasi tipo di forzatura come tratto caratterizzante della fase iniziale della propria attività. E lo fa con Silvio Berlusconi che prima di ogni altro ha dimesso i panni del combattente elettorale, ha deposto le armi della polemica e dello scontro con gli avversari ed ha scelto la linea della ricerca del dialogo ad ogni costo con ogni possibile interlocutore. Da Francesco Rutelli al Popolo di Seattle. La conseguenza diretta di questa strategia complessiva è la rinuncia ad ogni motivo di scontro e di contrasto. A partire dalla significativa messa in sordina di quella richiesta di istituzione delle commissioni d’inchiesta sul dossier Mitrokhin e sul caso Telekom-Serbia che era stata una bandiere della Casa delle Libertà nella campagna elettorale.

Ma quanto paga la pratica del “volemose bene” ad ogni costo? A tempi brevi non c’è alcun dubbio che la scelta della rinuncia aprioristica ad ogni occasione di scontro sia servita e possa ancora servire a creare un clima disteso e ad evitare le inutili tensioni che caratterizzarono i sette mesi del primo governo Berlusconi. Certo, c’è il rischio di annacquare il programma del centro destra trasformando i progetti di innovazione e cambiamento in una tranquilla conferma e gestione dell’esistente! Ma nel breve periodo a notare la trasformazione ed a dolersene sono solo pochi irriducibili. Con scarse ed ininfluenti conseguenze sulla fiducia che la maggioranza dell’opinione pubblica nutre nei confronti di Berlusconi e della sua coalizione di governo. 

A tempi lunghi, invece, la situazione può cambiare radicalmente. Soprattutto se la pacificazione diventa un atto unilaterale e non viene sottoscritta oltre che dalla maggioranza anche dall’opposizione. C’è il rischio di il brodo troppo allungato della prudenza si trasformi in passività . Che la passività diventi cogestione. E che la cogestione nel segno del puro e semplice continuismo faccia saltare la fiducia di un elettorato che invece del rischiato cambiamento si ritrova con il gattopardismo eterno ed immutabile del nostro paese. Come evitare un rischio del genere? La risposta è semplice. Non con la rinuncia alla pacificazione, che deve anzi rimanere un obiettivo di fondo della legislatura. Ma con la pretesa che anche l’opposizione firmi la pace ed, in caso di ripresa delle ostilità, con l’applicazione della regola della reciprocità.

Non si tratta di una ricetta astratta ma di una formula assolutamente concreta. Da applicare immediatamente sul terreno delle commissioni d’inchiesta. I Ds e gli altri partiti del centro sinistra non fanno mistero della intenzione di tornare ad utilizzare la commissione Antimafia come strumento di lotta politica e di persecuzione dei propri avversari. Il presidente Lumia è stato fin troppo esplicito al proposito facendo chiaramente intendere che a suo parere la ricerca della verità nei rapporti tra mafia e politica porta automaticamente alla condanna della attuale maggioranza. Ma se l’Antimafia deve tornare ad essere una rivoltella puntata dall’opposizione sulla coalizione governativa perché insistere nel tender la mano rinunciando alla istituzione delle commissioni sul dossier Mitrokhin e su Telekom-Serbia? Forse per farsela tagliare?