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Pera, De Gennaro
e lo spoil system 31 luglio 2001 Il Presidente del Senato Marcello Pera è amico del Capo della Polizia Gianni De Gennaro. Inoltre, nella sua qualità di titolare della seconda carica dello stato è praticamente obbligato a rendersi interprete di una azione politica ispirata al massimo del “bipartizan”. Infine, come tutti i Presidenti del Senato che lo hanno preceduto, non può fare a meno di immaginare quanto sarebbe breve ed entusiasmante a tempo debito il percorso tra Palazzo Giustiniani ed il Quirinale. Ed in maniera del tutto inconsapevole sembra incominciare per tempo e preparare una strada che magari non sarà mai percorsa ma che va comunque precostituita perché in politica vale solo la regola del “ non si sa mai”. Di qui la difesa del Capo della Polizia compiuta dal Presidente del Senato in occasione di un incontro della Versiliana: E, soprattutto, la spiegazione fornita per giustificare la lancia spezzata in favore di De Gennaro. Sulla difesa di De Gennaro alla luce dei fatti di Genova e delle dichiarazioni del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi non c’è proprio nulla da dire. Il Capo della Polizia è un professionista di qualità. Ed è giusto che in un momento di difficoltà trovi difensori autorevoli non solo in nome dell’amicizia personale ma soprattutto in nome della sua innegabile capacità e la sua lunga esperienza di massimo dirigente della Polizia. Pera, quindi, fa benissimo quando difende De Gennaro in nome dell’amicizia e del merito. Non convince, invece, quando aggiunge alle prime due una terza motivazione tutta politica. E spiega che l’idea “ dello spoil system non va spinta alle estreme conseguenze “ e “ non va estesa ai dirigenti con incarichi in qualche modo istituizionali “ visto che “ la Polizia è di tutti ed il Capo della Polizia è e deve essere di tutti”. Ora si può anche concordare sulla necessità od opportunità di non rimuovere De Gennaro. Si può anche auspicare che rimanga al suo posto al Viminale fino al lontano momento della pensione. Ma non si può non sottolineare come il Presidente del Senato abbia preso una triplice cantonata nella motivazione “politica” fornita alla difesa de buon amico ed ottimo poliziotto. La prima è che lo spoil system non può essere frenato per la semplice considerazione che non è stato ancora applicato. Non un dirigente nominato dal centro sinistra in ruoli istituzionali e non è stato rimosso e sostituito. Anzi, alla applicazione dello spoil system è stata preferita la pratica del continuismo gattopardesco . Il tutto per evitare quei traumi e quelle tensioni che nel ’94 misero in difficoltà il primo governo Berlusconi. La scelta sarà pure giusta sul piano della convenienza ma è profondamente sbagliata su quello della trasparenza democratica. Sia perché confonde un corpo elettorale che nella moderna democrazia dell’alternanza e del bipolarismo pretende dallo schieramento dei propri rappresentanti al governo ed in Parlamento segnali evidenti di applicazione del programma votato. Sia perché, come si è visto con le dichiarazioni del Presidente del Consiglio al Senato sugli incidenti genovesi, fornisce al governo (ma anche all’opposizione) una facile scappatoia per ridurre le proprie responsabilità politiche . La seconda cantonata di Pera nasce proprio da questa prima considerazione. Se si vuole che la classe politica al governo si assuma fino in fondo le proprie responsabilità agli occhi del paese sono proprio i dirigenti con incarichi istituzionali che debbono essere chiamati a decidere se sono disponibili o meno a realizzare il programma del governo. Non si tratta di chiedere giuramenti di fedeltà che funzionano nei regimi totalitari ma non hanno senso delle democrazie dell’alternanza. Si tratta, al contrario, di presentare al paese la squadra complessiva destinata a realizzare il programma prescelto dall’elettorato.
Ed in questa squadra non figurano i funzionari di piccolo e meglio calibro ma proprio quelli di massimo livello che ricoprono incarichi istituzionali e svolgono funzioni di grande rilevanza politica.
Per questo (ecco la terza cantonata) è un errore deresponsabilizzare il Capo della Polizia sostenendo che la Polizia è di tutti e che anche il suo massimo dirigente deve essere di tutti. In teoria una affermazione del genere potrebbe rendere inamovibile ed in giudicabile chi si trova al vertice del Viminale o in una posizione analoga. Nella realtà lo rende talmente debole ed esposto alle brezze della politica, da trasformarlo in un capro espiatorio da scaricare a seconda delle necessità.
Certo, lo spoil system non va confuso con l’occupazione integrale del potere. E’ uno strumento di responsabilità e di trasparenza democratica. Non di clientelismo. Sarà per questo che è così poco applicato nella sua versione più autentica e corretta?
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