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  Il reverendo Moon di Maria Sung Rutelli
29 agosto 2001

C'è una Maria Sung anche nella politica italiana. Si chiama Francesco Rutelli. Ed a differenza della sposa coreana del vescovo Milingo, ormai fin troppo consapevole di aver subito uno scherzo da prete dal marito ritornato a Santa Romana Chiesa, non si è reso ancora conto di essere stato sedotto ed abbandonato da chi lo aveva impalmato facendogli credere di essere il leader dell’opposizione. Maria Sung piange e si lamenta per la perdita traumatica dello sposo rientrato in Vaticano. Un po’ per uscire dalla vicenda almeno con il massimo della visibilità mediatica. Ed un po’ per assecondare fino in fondo la strategia della setta del reverendo Moon di colpire la Chiesa Cattolica sul nervo scoperto del celibato sacerdotale. 

Rutelli, invece, è ancora convinto di vivere nella luna di miele del dopo-elezioni. Quando il risultato occasionale della Margherita ed in trauma della sconfitta hanno spinto i Ds a confermarlo nel ruolo di guida del centro sinistra. E, tutto preso dal ruolo di consorte con i pantaloni di una Quercia umiliata e confusa, si rifiuta di prendere atto che il matrimonio non solo non è mai stato “rato” e “consumato” ma è soprattutto inguaribilmente fallito. I dirigenti diessini hanno seguito l’esempio di Milingo e sono rientrati nella ortodossia della propria chiesa sulla spinta del richiamo della foresta estremista proveniente dal Popolo di Seattle e della stretta finale del proprio dibattito precongressuale.

Qualcuno irride alla svagata inconsapevolezza dell’ex sindaco di Roma preconizzando che, quando prenderà coscienza dell’abbandono, imiterà Maria Sung fin nei minimi dettagli. Inizierà un digiuno di protesta e si piazzerà di fronte al Botteghino di via Nazionale per rivendicare il partner politico inesorabilmente perduto. Ma chi non vuole portare la metafora fino alle conseguenze più paradossali e ridicole, incomincia a porsi il problema. Non tanto quello della sorte personale di Rutelli, uomo abituato a cadere sempre in piedi, quanto quello della ridefinizione dello schieramento d’opposizione.

All’interno del centro sinistra il più sollecito ad affrontare la questione è stato Clemente Mastella. Il suo rifiuto a sciogliere l’Udeur, la sua diagnosi impietosa sulla fine della Margherita e la sua preoccupazione per la strada imboccata dagli ex comunisti della Quercia, indicano fin troppo chiaramente come l’ex collaboratore di Ciriaco de Mita sia pronto a camminare da solo. Con l’obbiettivo di dare vita ad un piccolo gruppo di ex democristiani di sinistra distinto e distante sia dal centro destra, sia dalla sinistra ulivista e post-comunista. 

Ma è facile preventivare che Mastella non rimarrà troppo a lungo solo nella sua scelta di gettare all’aria i vecchi equilibri del centro sinistra. Il comportamento di Rutelli è troppo bizzarro ed anomalo per essere considerato come una semplice manifestazione di ottusità politica. E se il paragone con Maria Sung fosse vero fino in fondo? E se anche Rutelli avesse alle proprie spalle un reverendo Moon deciso a manovrarlo magari per influenzare e condizionare in un senso ben preciso la fase finale della discussione congressuale dei Ds? Al posto di Piero Fassino, Massimo D’Alema e Luciano Violante non staremmo troppo tranquilli. Rutelli il suo reverendo Moon c’è l’ha da tempo. E si chiama Walter Veltroni…