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  Quei vertici da ridisegnare
30 agosto 2001

Il Presidente della Republica Carlo Azeglio Ciampi ha ribadito al ministro dell’Intermo Claudio Scajola la piena fiducia nei confronti delle Forze dell’Ordine. Ed ha fatto bene. Dopo la campagna interna ed internazionale di delegittimazione della polizia italiana è importante che il Capo dello Stato contribuisca con il proprio nome e con il proprio prestigio a cancellare le mistificazioni, a ristabilire la verità ed a rincuorare le Forze dell’Ordine. A loro volta, sulla scia dell’autorevole indicazione del Quirinale, parecchi rappresentanti della maggioranza di governo hanno confermato la fiducia nei confronti del Capo della Polizia, Gianni De Gennaro. Ed hanno fatto altrettanto bene. Nel momento in cui il massimo rappresentante operativo della Polizia torna nell’occhio del ciclone delle polemiche, la maggioranza non può non schierarsi a difesa di un personaggio che di fatto simbolizza una istituzione. 

Delegittimare e scaricare De Gennaro sulla base delle prime indicazioni della commissione d’indagine sui fatti di Genova costituirebbe un atto di grave irresponsabilità. Soprattutto nella prospettiva a breve di una rispresa di settembre gravata dalla minaccia continua di nuove agitazioni e nuove forme di violenza da parte dei gruppi più estremisti dell’ultra sinistra. Ma, una volta riaffermata la fiducia dello Stato nei confronti dei propri uomini impegnati sul fronte dell’ordine pubblica ed una volta esclusa l’eventualità di frettolosi terremoti al vertice operativo del Viminale, è necessario incominciare a riflettere sulla vera morale dei fatti di Genova. Non per il gusto delle elucubrazioni astratte. Ma per assumere in tutta calma e con la massima ponderazione le misure necessarie ad impedire la ripetizione di vicende del genere. 

Ma qual è la vera morale delle vicende genovesi? La risposta, già nei fatti, è stata confermata in pieno dalle ammissioni pronunciate dai massimi esponenti della Polizia di fronte alla Commissione parlamentare. Di fronte ad una esplosione di violenza di massa dalle forme inattese tutti gli apparati di sicurezza, dalla Polizia fino ai servizi segreti, non sono stati all’altezza dei loro compiti. Le ragioni del fallimento sono molteplici. Ed anche le giustificazioni della sostanziale incapacità di tenere sotto controllo il fenomeno della guerriglia urbana sono numerose. Prima fra tutte il sospetto, confermato dalla scarsa collaborazione dele polizie degli altri paesi europei, di un preciso disegno di certi governi del Vecchio Continente a guida socialista a cavalcare il popolo degli antiglobal per dare un significativo “benvenuto” al neonato governo di centro destra italiano. 

Ma le ragioni e le mille giustificazioni non cambiano la sostanza del problema. Tutti i vertici della Forze dell’Ordine, nessuno escluso, è risultato adeguato rispetto ai propri compiti. Volendo scivolare nella speculazione politica si potrebbe tranquillamente affermare che gli uomini giunti a posti di responsabilità nel decennio della rivoluzione giudiziaria e dei governi dell’Ulivo hanno clamorosamente fallito. Anche questa lampante verità, però, non cambia la sostanza del problema. Che non è più segnata dalla sola presa di coscienza della inadeguatezza dei vertici delle Forze dell’ordine. Ma si arricchisce di una questione ineludibile. Sarà possibile affrontare l’autunno con chi ha fallito in estate? Non si tratta di una questione di spoil system. E’ un problema di tenuta e di credibilità di quella istituzione a cui il Capo dello Stato ha ribadito la propria fiducia. Dare la prova di riserva a chi ha sbagliato a Genova è molto rischioso. Può preoccupare l’opinione pubblica e, soprattutto, demotivare chi dovrà tornare in piazza a tenere a bada i facinorosi dell’ultra sinistra.