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Il calcolo sbagliato di Cofferati 4 settembre 2001 Sergio Cofferati getta la Cgil sul piatto della bilancia del congresso Ds. E lo fa proclamando la rottura della pace sociale e la mobilitazione contro il governo di centro destra di Silvio Berlusconi nella convinzione che con la radicalizzazione dello scontro può conquistare la guida di un nuovo autunno caldo ed assumere il “protettorato” della Quercia. Ma il segretario del sindacato ex cinghia di trasmissione del Pci ha fatto male i suoi calcoli. Non solo perché la riedizione del ’94 è irrealizzabile visto che i dirigenti delle altre confederazioni sindacali non hanno alcuna intenzione di diventare gli strumenti passivi dei regolamenti di conti interni ai Ds. Non solo perché una parte della stessa Cgil, quella che guarda con simpatia a Massimo D’Alema e Piero Fassino, non intende lasciarsi strumentalizzare in un gioco contrario ai propri referenti politici. Non solo perché la maggioranza dei quadri intermedi e dei militanti della Quercia non si fida del “correntone” sostenuto da Cofferati e guidato dal fratello invecchiato di Enrico Berlinguer. Ma, più di ogni altra ragione, perché il “cinese” della Cgil ha come spesso gli capita sbagliato il tempo e perso il treno che gli sfrecciava d’avanti. Ad ammettere l’errore è lo steso leader della Cgil. Se avesse assunto la guida dei Ds prima delle elezioni, quando il segretario Walter Veltroni si blindava a Roma ed il presidente del partito D’Alema di trincerava a Gallipoli, avrebbe avuto la possibilità di arrivare puntuale all’appuntamento con la storia. Sia perché avrebbe potuto gestire una sconfitta non sua. Sia perché avrebbe impedito quel vuoto di potere al vertice del Pci-Psd-Ds che all’indomani delle elezioni ha consentito ad un nuovo soggetto politico di fare la propria apparizione sulla scena della sinistra italiana cacciando dietro le quinte tutti i protagonisti del passato. Cofferati, in sostanza, ha elaborato la propria strategia di conquista del ruolo di “lord protettore” del partito egemone della sinistra italiana e dello schieramento d’opposizione senza calcolare che nel frattempo ci sono stati i fatti di Genova. E tra le contraddizioni diessine, le spinte bertinottiane, le ingenuità da “utili idioti” di molti esponenti cattolici e l’avventurismo di tanti “cani sciolti” è nata una galassia di stampo massimalista che ha marginalizzato Ulivo e Quercia diventando l’unica forza egemone e propulsiva dell’opposizione al centro destra di Silvio Berlusconi. A quale titolo il segretario della Cgil indice la mobilitazione delle masse in nome dei diritti del lavoratori dopo che per tutti i cinque anni passati non ha mai mosso un dito contro la linea dei governi di centro sinistra rigidamente allineata agli interessi dei capitalisti nostrani ed internazionali? A Cofferati, quindi, la mancanza di tempestività riserva una sorte amara. Quella del piffero di montagna. Sceso per suonare rischia di essere suonato. E di finire nella banda di accompagnamento di quegli estremisti che si preparano a spezzare in tre tronconi precisi ed antagonisti lo schieramento d’opposizione a Berlusconi. Quello dei moderati ex democristiani, quello dei riformisti postcomunisti e postsocialisti e quello di un’ultra sinistra che forse rappresenta il quindi per cento degli elettori ma che non diventerà mai maggioranza di governo.
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