torna alla
home page

ARCHIVIO

2001
luglio
giugno
maggio
aprile
marzo
febbraio

gennaio

2000
dicembre
novembre
ottobre
settembre
agosto
luglio
giugno
maggio
aprile
marzo
febbraio
gennaio

1999
dicembre
novembre
ottobre
settembre
agosto
luglio
giugno
maggio
aprile
marzo
febbraio
gennaio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  Da Togliatti ad Agnoletto
6 settembre 2001

Dopo il risultato del voto del 13 maggio tutti prevedevano una resa dei conti all’interno dei Ds. Ma nessuno si aspettava che l’operazione si trasformasse in un bagno di sangue. E, soprattutto, che tutto questo massacro avvenisse non per questioni di linea politica ma per semplice e brutale interesse personale. Si prevedeva la fine della diarchia tra Massimo D’Alema e Walter Veltroni, la rinascita delle correnti, la spaccatura tra schieramenti contrapposti, la personalizzazione delle posizioni ed anche l’ingresso in campo di personaggi formalmente esterni alla Quercia come il segretario della Cgil Sergio Cofferati. 

Ma chi l’avrebbe mai detto che il crollo del falso unanimismo del congresso del Lingotto avrebbe reso il dibattito precongressuale diessino una furiosa lotta a coltello di tutti contro tutti. Con D’Alema che si lamenta perché qualcuno lo vuole fare fuori, con Velardi che lava a cielo aperto i panni sporchi di famiglia sputtanando ogni antidalemiano e veltroniano in circolazione in Italia, con Violante che tratta da cretino Cofferati e con i sostenitori di Pietro Fassino che si affrettano a bollare con la qualifica di vecchio babbione l’antagonista alla segreteria Giovanni Berlinguer. E, sul fronte opposto, con lo stesso Cofferati che accusa Violante di aver tradito le cooperative rosse per evidente stoltezza, Folena che teorizza il parricidio di D’Alema sotto forma di “passo indietro”, Veltroni che all’ombra del Campidoglio distilla veleni mortali per gli avversari e il fratello attempato del defunto segretario del Pci che non esita a tendere la mano a Bertinotti pur di conquistare il bastone del comando al Botteghino. 

Nessuno è in grado di prevedere quali risultati provocherà il processo di “pulizia etnica” in atto all’interno del partito dei post-comunisti. Se determinerà solo morti metaforici e macerie reali o se arriverà addirittura a provocare quella spaccatura di cui si favoleggia da anni tra il “partito di D’Alema” e quello degli antipatizzanti dell’ex Presidente del Consiglio. Qualunque sia l’esito del regolamento dei conti fatto è comunque certo. Il congresso diessino segnerà il tramonto definitivo del mito del partito egemone della sinistra italiana in quanto erede diretto e legittimo del defunto Pci. Le lacerazioni in atto nella Quercia sono destinate a provocare sui Ds lo stesso effetto che la rivoluzione giudiziaria determinò sui partiti democratici della Prima Repubblica. 

Dc, Psi, Pli, Psdi e Pri subirono una vera e propria implosione sotto i colpi esterni dei magistrati e dei giornalisti politicizzati in senso favorevole ai post-comunisti. I Ds sono destinati a subire una implosione analoga non solo a causa dalle lotte intestine ma anche sulla spinta di un fattore esterno carico degli stessi effetti devastanti della rivoluzione giudiziaria: il movimento degli antiglobalizzatori. La violenza espressa a Genova dal Popolo di Seattle esercita un richiamo irresistibile sul popolo dei militanti del vecchio partito egemone della sinistra italiana. E più le lotte intestine si intensificano, più il richiamo diventa convincente con effetti devastanti sulla tenuta dei Ds. Da Togliatti ad Agnoletto! Ovvero la tragedia che si conclude in farsa!