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Guerra planetaria
postmoderna
12 settembre 2001 Non è un assalto al “potere mondiale”. E neppure una riedizione di Pearl Harbour in dimensione da terzo millennio. L’attacco concentrico contro i simboli degli Stati Uniti è la proclamazione della prima guerra planetaria postmoderna. Quella che i gruppi del terrorismo islamico fondamentalista hanno scatenato non solo contro l’America intesa come il paese-guida dell’Occidente ma contro tutti i paesi dell’intero pianeta che si richiamano ai valori dell’Occidente stesso. Se fosse stato un attacco al “potere mondiale” delle multinazionali capitaliste l’obiettivo sarebbe stato concentrato sulle torri gemelle e sul quartiere che ospita e simbolizza i plutocrati a stelle e strisce. L’effetto sarebbe stato sconvolgente ma non avrebbe mai assunto la dimensione di una vera e propria svolta nella storia mondiale. Se fosse stato il tentativo di ripetere Pearl Harbour gli aerei-bomba sarebbero stati dirottati sul solo Pentagono (o magari sulla sola Casa Bianca). Con risultati sicuramente devastanti ma sicuramente ridotti rispetto a quelli apocalittici di ieri. Se, in sostanza, l’obbiettivo fossero stati solo gli Stati Uniti, con il loro Presidente, la loro bandiera, la loro pretesa di essere i “ padroni” ed i” gendarmi” del mondo, l’impressione sarebbe stata planetaria ma a sentirsi direttamente e personalmente colpiti sarebbero stati solo gli americani. Ma la dichiarazione di guerra non è stata inviata solo agli Stati Uniti d’America. E’ stata indirizzata all’intero mondo Occidentale ed a tutto il mondo civile. Con il dichiarato proposito di mettere in chiaro che da adesso in poi non ci sarà un solo punto del pianeta in grado di sfuggire alla nuova forma di guerra istituzionalizzata dai kamikaze di New York e del Pentagono. I terroristi hanno dimostrato fin troppo concretamente di essere in grado di colpire a proprio piacimento ovunque. Lo hanno fatto nel “cuore dell’impero”. Per far capire di poterlo fare in qualsiasi altro momento in un qualsiasi altro punto del mondo. La sola risposta a questa proclamazione di prima guerra planetaria postmoderna è quella espressa immediatamente dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. Anche perché essere solidali nei confronti del popolo americano significa, per i paesi occidentali, essere solidali con se stessi. Con la piena consapevolezza che da adesso in poi qualunque forza politica responsabile delle società civili del globo dovrà definire con la massima chiarezza la propria posizione rispetto al terrorismo. I margini di ambiguità del passato non sono più ammessi e le zone d’ombra totalmente abolite. Le migliaia di morti di ieri hanno innalzato un confine alto e netto tra chi crede nella società aperta e nel metodo democratico e chi è a favore dell’uso della violenza e del terrorismo per imporre le proprie idee. Questo confine deve essere assoluto ed invalicabile. Con tutte le conseguenze che ne possono derivare non solo nella politica internazionale ma anche nella politica interna di ogni paese democratico ed occidentale. Italia per prima. Chi aiuta e sostiene il terrorismo va considerato un nemico. Sia esso uno stato, sia esso un movimento politico. E come tale va trattato. In questo quadro va affrontata anche l’ipotesi che la dichiarazione di guerra planetaria sia stata lanciata con un obiettivo molto più ridotto rispetto a quello dello scontro frontale tra i terroristi ed il mondo occidentale. Cioè con l’intenzione di costringere con la forza delle armi gli Usa e l’Europa a scegliere tra il conflitto ad oltranza sull’intero fronte mondiale e la rinuncia definitiva a difendere Israele dalla pressione non solo del popolo palestinese ma dell’intero mondo arabo. Le dimensioni apocalittiche dell’aggressione lascerebbero intendere che la richiesta del terrorismo potrebbe avere un significato del genere. Quello, cioè, di convincere l’Occidente a risolvere il problema mediorientale rinunciando a garantire la sopravvivenza dello stato ebraico. Non a caso qualche dirigente palestinese, ed anche qualche autorevole osservatore occidentale, fa capire che basterebbe riservare ad Israele la stessa sorte degli stati crociati per far immediatamente terminare la prima guerra planetaria post-moderna. Ma in questo caso i vincitori sarebbero i terroristi. E gli sconfitti l’Occidente. Per tutto il prossimo millennio. |