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  Il Papa non ha sempre ragione
14 settembre 2001

C'è qualche incrinatura nella solidarietà espressa da Giovanni Paolo II al governo Usa per gli apocalittici attentati contro il popolo americano. Questa incrinatura è rappresentata dalla condanna preventiva che il Papa ha deciso di pronunciare nei confronti di qualsiasi tipo di rappresaglia gli americani intendano realizzare in risposta all’incredibile e spaventoso attacco subito. Nessuno, ovviamente, immaginava che il Santo Padre potesse mai decidere di benedire i gagliardetti di Bush. O arrivasse mai a sollecitare la benedizione del Signore sulle armi che verranno presumibilmente impiegate per punire i mandanti degli stermini di New York e del Pentagono. Ma tra l’autorizzazione morale a scatenare una reazione indiscriminata e la condanna preventiva di qualsiasi forma di ritorsione c’è un ampio spazio in cui collocare una linea al tempo stesso non appiattita e non ostile. 

Giovanni Paolo II, però, lo ha ignorato. Ad una posizione prudente e diplomatica ha preferito una scelta netta. Per un verso una profonda partecipazione al dolore del popolo americano ma per l’altro una netta opposizione a qualsiasi iniziativa il governo Usa intenda prendere sul terreno militare in risposta alla sanguinosa aggressione dell’11 settembre. Da un punto di vista religioso la scelta del Papa non fa una grinza. Anche se nei duemila anni passati non sono mancati i successori di Pietro più portati all’uso della spada che del breviario, il Pontefice è rimasto rigidamente fedele al ruolo evangelico di pastore di anime propugnatore di pace. Da un punto di vista politico, invece, la posizione del Vaticano presenta una incrinatura fin troppo evidente agli occhi non solo degli Stati Uniti ma di tutti i paesi liberi dell’Occidente. Questa incrinatura è rappresentata dal giudizio totalmente diverso che il Papa ed i governi dei paesi occidentali danno degli attentati in territorio americano. 

Per Bush ed i governi dei paesi della Nato si è trattato di un vero e proprio atto di guerra che impegna l’intera Alleanza Atlantica a fare fronte comune e da combattere la battaglia con il nemico rappresentato dai terroristi. Per il Papa, al contrario, è stato un “atto inumano” che non potendo essere confuso con una dichiarazione di guerra deve avere come unica risposta la “ferma volontà di rifiutare ogni forma di violenza”. A partire, visto che quella degli attentati è già stata consumata, dalla violenza futura della risposta militare dei paesi occidentali all’“atto inumano” dei terroristi. L’incrinatura può essere interpretata come un abile modo del Santo Padre e del Vaticano di conservare un ruolo autonomo tra paesi ricchi e paesi poveri, tra il Nord dell’Occidente ed il Sud del terzomondo, tra l’“impero euroamericano” ed il mondo arabo. In questo caso va difesa ed apprezzata. In uno scenario mondiale caratterizzato dal totale fallimento delle Nazioni Unite è bene che rimanga almeno il Papa a tentare di svolgere il ruolo di “grande mediatore” planetario dall’alto della sua altissima autorità morale. 

Ma c’è anche un secondo modo di interpretare l’incrinatura del Papa. Quello di considerare la condanna preventiva della rappresaglia non come una raccomandazione umanitaria ma come una netta presa di distanze dagli Stati Uniti e dai paesi liberi del mondo occidentale. In favore di una simile interpretazione è una buona parte della sinistra massimalista a cui non sembra vero di sfruttare il Papa per diluire con il curaro la propria solidarietà agli Stati Uniti e per trovare una qualche giustificazione alla “geometrica potenza” dei terroristi. Per convenienza ideologica e pregiudizio culturale questa parte si traveste da superguelfa e costruisce un falso conflitto tra Papato ed Impero per ripartire all’attacco della società aperta dei paesi liberi.

Di qui la necessità di non avere esitazioni sulle differenti interpretazioni dell’incrinatura della posizione di Giovanni Paolo II. Entrambe vanno respinte. Ma se la prima può essere anche giustificata per il ruolo di mediazione internazionale che consegna al Vaticano, la seconda va tassativamente bocciata. Non c’è alcun conflitto tra il Papato e l’Impero delle società aperte e democratiche. E se anche ci fosse non bisognerebbe avere alcun dubbio nello scegliere la casacca da indossare. Quella ghibellina. O, al massimo, guelfa di parte bianca. Tanto il Signore riconosce sempre i suoi…