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Fnsi e libertà
di stampa
25 settembre 2001 Una minaccia globale incombe sul mondo dell’informazione. Quella della riduzione progressiva della libertà d’espressione e di comunicazione sotto la spinta delle varie emergenze che si registrano a livello nazionale e internazionale. Da quella suscitata dalle grandi manifestazioni di piazza sul modello della contestazione del G8 di Genova a quella provocata dai venti di guerra scatenati dall’assalto terroristico contro gli Stati Uniti. A prospettare l’esistenza di questa minaccia è stato il segretario della Federazione Nazionale della Stampa Paolo Serventi Longhi. Lo ha fatto nel corso di una manifestazione indetta nella sede del sindacato unitario dei giornalisti italiani per presentare un dossier sulla libertà di stampa conculcata a Genova per mano delle Forze dell’Ordine. E proprio questa occasione ha reso ancora più marcato ed evidente il carattere obsoleto e strumentale della sua dichiarazione d’allarme. Se l’esistenza di un così grave pericolo fosse stata denunciata nel corso di un convegno dedicato all’analisi di quanto le emergenze politiche, sociali ed internazionali possano ridurre i margini di libertà dei giornalisti, nessuno avrebbe potuto contestare alcunché al rappresentante della Fnsi. Qualunque operatore dell’informazione con un minimo di memoria storica sa bene quanto abbiano inciso sulla libertà di stampa le varie emergenze in cui si è imbattuto il nostro paese dai tempi degli “anni di piombo” ad oggi. Da quella contro gli opposti estremismi lanciata dai governi democristiani a quella contro l’eversione dell’ultra sinistra scatenata in nome della “fermezza” dai governi di solidarietà nazionale, da quella contro la mafia ed i terzi livelli della politica per la pubblica moralità suscitata dalla commissione Antimafia di Luciano Violante e di Piero Arlacchi a quella per la pubblica moralità indetta dai magistrati e dai giornalisti artefici del colpo di stato post-moderno ai danni della Prima Repubblica ed in nome della via giudiziaria al socialismo. Ma la denuncia non è avvenuta in un convegno di studi. In quella sede (anche se i convegni organizzati dall’attuale vertice del sindacato dei giornalisti sono sempre preclusi alle voci dissonanti) qualcuno avrebbe potuto anche ricordare al segretario della Fnsi che proprio la tendenza al conformismo di gran parte della categoria da lui rappresentata ha già ampiamente prodotto la riduzione di libertà tanto paventata. Sia quando gli aedi del compromesso storico sostenevano che la stampa doveva essere funzionale al disegno del compromesso storico marginalizzando e criminalizzando ogni voce critica. Sia quando i vertici di Fnsi ed Ordine dei Giornalisti non hanno battuto ciglio di fronte all’azione di fiancheggiamento acritico ed agiografico che il pool dei grandi media del paese svolgeva in sostegno dei vari pool giudiziari. Non in nome della morale ma delle carriere, della rivoluzione e della più invereconda strumentalizzazione politica della verità. Lo stesso Serventi, in fondo, ha contribuito personalmente alla accettazione passiva di emergenze destinate a ridurre la libertà d’espressione del paese. Nella sua qualità di segretario della Fnsi si è guardato bene dal denunciare il pericolo di una riduzione della libertà di stampa italiana all’epoca della guerra del Kosovo. Anche quella era una emergenza. Forse addirittura più inquietante vista la vicinanza geografica del teatro delle operazioni belliche. Perché in quella occasione il segretario della Fnsi non lanciò lo stesso grido d’allarme espresso in questa circostanza? Non sarà perché allora pensava che la Fnsi dovesse fiancheggiare la sinistra al potere come ai tempi del compromesso storico ed oggi, in particolare dopo le elezioni del 13 maggio, crede che il sindacato dei giornalisti debba combattere dall’opposizione il governo di centro destra di Silvio Berlusconi? Non è un caso, quindi, che la denuncia delle minacce alla libertà di stampa sia stata espressa in occasione della presentazione del dossier di condanna dell’operato delle Forze dell’Ordine durante le manifestazioni di Genova. Di fatto Paolo Serventi Longhi ha gettato la maschera. Ed ha deciso di ribadire ancora una volta che il sindacato dei giornalisti italiani vuole continuare ad essere uno strumento di fiancheggiamento passivo ed ottuso della sinistra. Non di quella riformista che non intende lasciarsi suggestionare dal richiamo della violenza lanciato a Genova dai gruppi del neomassimalismo. Ma di quella più becera ed estremista che punta tutte le sue speranze sulla eventualità che la reazione occidentale al terrorismo sia lunga, tormentata e sanguinosa e che si ritrova non solo nelle posizioni di Vittorio Agnoletto ma anche in quelle di certa sinistra post-comunista della Quercia. La novità non è di poco conto. Nei cinque anni di governo del centro sinistra Paolo Serventi Longhi ha posto la Fnsi al servizio della sinistra al governo. Oggi la pone non tanto a rimorchio dell’opposizione ma al fianco di una delle correnti interne dei Ds in vista della resa dei conti del congresso di novembre. L’iniziativa renderà sicuramente felice Giuseppe Giulietti. Ma rappresenta un duro e definitivo colpo al vecchio mito dell’unità del sindacato dei giornalisti italiani. Passi una Fnsi al servizio della sinistra o del partito egemone della sinistra, come è avvenuto negli anni passati. Ma assistere al declassamento della Fnsi a strumento di corrente è un po’ troppo. Nessuno ipotizza un sindacato alternativo. Ed è facile pronosticare che Serventi otterrà una facile conferma alla segreteria in occasione del prossimo congresso della federazione della Stampa. Ma sarà il segretario di se stesso e di qualche compagno di merende correntizie. La stragrande maggioranza dei giornalisti italiani si allontanerà definitivamente da un sindacato non più di tutti ma solo di pochi “giapponesi” abbarbicati al passato. Anche perché la libertà di stampa si difende meglio con il proprio lavoro che non con le convenienze di corrente! |