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Un consiglio a Scajola
26 settembre 2001 Claudio Scajola non ha bisogno di suggerimenti. Può e sa decidere benissimo da solo. Ma un consiglio amichevole deve assolutamente ascoltarlo. Accolga il grido di dolore che s’alza dal Palazzo di Giustizia di Milano! Non lasci cadere il drammatico appello che parte dagli indomiti combattenti milanesi della rivoluzione giudiziaria tradita! Dimostri di come il governo della Repubblica abbia a cuore la sicurezza fisica e la stabilità emotiva dei reduci del radioso biennio in cui venne spazzata via come lercia immondizia la classe politica del dopoguerra! Si affretti a dare disposizioni affinché le scorte ai magistrati del vecchio Pool di Milano non siano tolte ma immediatamente raddoppiate. E’ vero che si tratterebbe di una deroga alla scelta di destinare a compiti di sicurezza collettiva gli oltre ottomila agenti attualmente impegnati nella sorveglianza dei vip delle istituzioni e della politica. Ed è altrettanto vero che non sarebbe facile spiegare ai magistrati delle Procure esposte nella lotta alla mafia perché mai la deroga dovrebbe riguardare solo i loro colleghi milanesi. Ma c’è un ottimo motivo che potrebbe giustificare una decisione del genere. Ed è probabile che di fronte ad una sua adeguata illustrazione nessun altro magistrato o rappresentante delle istituzioni privato della scorta si metterebbe a protestare. Non si tratta, come ha scritto Giuliano Ferrara, di togliere il pretesto a Francesco Saverio Borrelli ed ai suoi antichi collaboratori di atteggiarsi a vittime sacrificali del nuovo regime politico berlusconiano. Anche se venissero protetti dalla Brigata Folgore o dalla Guardie Svizzere alcuni componenti del Pool lamenterebbero comunque di essere perseguitati dal centro destra al governo. Non si tratta neppure di evitare, in questo momento di grave crisi internazionale in cui è necessaria la massima concordia nazionale, una occasione di polemica e di scontro con l’opposizione e la parte politicizzata della magistratura. Si tratta, al contrario, di proteggere i magistrati milanesi dalle loro stesse azioni sconsiderate fissando una volta per tutte ed in maniera assolutamente indelebile la loro anomala peculiarità rispetto al resto della magistratura italiana e di tutte le altre istituzioni repubblicane. Bisogna, in sostanza, raddoppiare, triplicare, moltiplicare le scorte assegnate ai componenti del Pool. Con le loro clamorose proteste per la riduzione degli agenti di scorta, si sono automaticamente trasformati nel bersaglio preferito dei nemici di Berlusconi e del governo. Da adesso in poi chi vuole mettere nei guai il centro destra ed il Presidente del Consiglio non deve far altro che prendersela con Borrelli e compagni. Qualunque accidenti avvenga il colpevole sarà sempre e comunque il Cavaliere! Con le loro dichiarazioni sdegnate ed allarmate, in sostanza, i magistrati milanesi si sono trasformati nei bersagli privilegiati di eventuali estremisti antiberlusconiani. Il ché li rende automaticamente degli “intoccabili” agli occhi del governo. Non solo per ciò che hanno fatto in passato ma soprattutto per ciò che potrebbero subire in futuro nella loro veste inconsapevole di oggettivi fianchi scoperti del Presidente del Consiglio. Di qui il consiglio amichevole al ministro Scajola. Moltiplichi le scorte ai magistrati milanesi, li protegga dai nemici di Berlusconi e da se stessi. E tra esibizioni di mitra e sgommate di auto blindate sancisca una volta per tutte l’anomala peculiarità del Pool. Quella di essere sempre e comunque un soggetto politico. Prima come lancia di punta della via giudiziaria al socialismo, oggi come berlusconiani a dispetto di Berlusconi ed, ovviamente, di loro stessi! |