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Dubbi sulle nomine
27 settembre 2001 Pare che il Consiglio dei Ministri nomini oggi i nuovi direttori del servizi segreti. Il generale dei Carabinieri Mario Mori al Sisde ed il generale della Guardia di Finanza Niccolò Pollari al Sismi. La decisione nasce dall’esigenza di dare stabilità ai vertici degli apparati di sicurezza finiti in mezzo alle polemiche dopo le vicende di Genova. E, soprattutto, dalla necessità di arrivare all’inizio del conflitto contro i terroristi internazionali con i servizi non disturbati dalle questioni di riassetto interno ed in perfetto grado di funzionamento. Non bisogna dimenticare che non si va incontro ad una guerra di tipo tradizionale ma ad uno scontro in cui più dello spiegamento dei grandi eserciti conterà l’impiego accorto e massiccio dell’intelligence. Ed è logico che i servizi italiani giungano all’appuntamento con i vertici stabilizzati. Ma basteranno le due nomine del Consiglio dei Ministri a dare nuova sicurezza e maggiore efficienza agli apparati di sicurezza ed, in generale, alle Forze dell’Ordine ed alle Forze Armate? I dubbi in proposito si fondano su due ragioni precise. La prima è che la strategia dello sfogliamento del carciofo scelta dal governo per ridefinire gli assetti complessivi del mondo militare e di polizia rischia di produrre più guasti di quelli che avrebbe dovuto evitare. Il “carciofo” delle nomine fatte una per volta serviva a ridurre le frizioni, evitare le polemiche, stemperare le tensioni. Invece, come ha dimostrato il caso Pollari-Mosca Moschini, ha prodotto il contrario. Al punto da far investire da una vera e propria bufera il Capo di Stato Maggiore della Difesa accusato dall’ex Capo dello Stato Francesco Cossiga di essere troppo legato al precedente governo di centro sinistra. La seconda ragione riguarda invece la struttura complessiva delle Forze Armate e delle Forze dell’Ordine. Siamo sicuri che l’emergenza straordinaria di un conflitto non tradizionale possa essere affrontata con una struttura elefantiaca risultata infinitamente fallimentare dai tempi della seconda guerra mondiale ad oggi? Non sarebbe stato il caso che il governo del cambiamento avesse studiato una riforma complessiva in grado di semplificare il sistema delle tante polizie e dei mille comandi che costano tanto e producono poco? Certo, l’emergenza non favorisce gli esperimenti. Ma il governo della svolta deve essere all’altezza delle promesse e delle attese. Soprattutto nei momenti di maggiore difficoltà. E deve sapere affrontare le novità con la forza delle innovazioni. Qualcuno, ad esempio, ha messo in conto che nella guerra non tradizionale lo sforzo maggiore non avverrà solo sul terreno militare e dell’intelligence ma anche su quello mediatico? E questo qualcuno ha messo in conto che se si rinnovano i vertici dei servizi non ci si può permettere di non sistemare i vertici del servizio pubblico radiotelevisivo? Oppure è ormai scontato che la Rai di stato, come già avvenne per la guerra del Kosovo, ha come unica funzione quella di schierarsi contro il proprio stato? |