![]() |
|
La marcia dei frati compagni
11 ottobre 2001 I Ds non diserteranno la marcia per la pace di domenica prossima. Una delegazione guidata da Massimo D’Alema e Piero Fassino parteciperà al corteo che sfilerà, com’è ormai tradizione, lungo la strada di San Francesco da Perugia ad Assisi. L’annuncio sembra in contraddizione con la clamorosa spaccatura subita dall’Ulivo in occasione del dibattito parlamentare sulla partecipazione italiana alla lotta contro il terrorismo del fondamentalismo islamico. Il presidente della Quercia ed il candidato alla segreteria diessina si sono battuti con grande determinazione per convincere il centro sinistra a fornire una dimostrazione di grande unità nazionale contro l’emergenza terroristica. E la loro partecipazione alla marcia pacifista può apparire come una sorta di immediata e singolare sconfessione della difficile scelta compiuta in sede parlamentare. Ma, almeno in questa occasione, bisogna ammettere che l’apparenza inganna. Non c’è alcun “contrordine compagni” rispetto alla virata in senso occidentale compiuta alla Camera. Al massimo si può rilevare che nel decidere di infilarsi nel corteo pacifista dopo aver votato in favore della guerra c’è un eccesso di subordinazione a quella tradizione della sinistra italiana in base alla quale una forma ad un documento ed una passeggiata ad una marcia non si nega a nessuno. Oppure un ultimo e patetico tentativo di conservare intatto l’ultimo ed esile filo di quel gusto per le liturgie tradizionali e ripetitive che forse è l’ultimo elemento che ancora avvicina la componente riformista a quella massimalista. Ciò che invece stupisce ed impone una riflessione è il comportamento degli organizzatori della manifestazione. In particolare dei sacerdoti e dei responsabili di quelle associazioni cattoliche che di fronte alla singolare mutazione genetica subita dalla manifestazione non hanno avvertito la necessità di ricondurre la marcia al suo significato originario. La Marcia per la Pace ideata da Aldo Abitini, come ha ricordato Paolo Mieli sul “Corriere della sera”non aveva nulla a che spartire con le manifestazioni dei Partigiani della Pace tanto rimpianti da Sandro Curzi. Alla prima aderivano i pacifisti cattolici ed i laici non violenti. Alle seconde partecipavano i comunisti italiani più trinariciuti che sfilavano inneggiando non alla pace universale ma solo a quella che faceva comodo al compagno Giuseppe Stalin. Quale mutazione genetica ha subito la Marcia per la Pace da Perugia ad Assisi? Semplice. E’ passata da Capitini ad Agnoletto. E’ stata monopolizzata dagli eredi del Partigiani della Pace di fede stalinista. Ed è diventata una delle tante occasione liturgiche non delle associazioni cattoliche ma della sinistra italiana. Ma se la Marcia della Pace è diventata una occasione liturgica della sinistra che c’entrano i pacifisti cristiani ed i laici della non violenza? I frati francescani che si apprestano a benedire le bandiere rosse di Rifondazione, del Social Forum, dei Comunisti Italiani e degli stessi Ds farebbero bene a spiegare a quale titolo partecipano alla iniziativa dei nuovi Partigiani della Pace. Si considerano parte integrante della sinistra e quindi obbligati alla celebrazione liturgica dei post-comunisti? La domanda impone una risposta. Anche perché, in caso contrario, chiunque si sentirà in diritto di interpellare i francescani di Assisi non con il termine di “padre” ma con quello di “compagno”. Con tutte le conseguenze che ne potrebbero derivare. |