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La marcia
della vergogna
16 ottobre 2001 Ma San Francesco avrebbe mai marciato da Perugia ad Assisi insieme con Bertinotti, Agnoletto e Casarini? Chi si pone questo interrogativo sa bene che la risposta non esiste. Nessuno è in grado di stabilire quale sarebbe stato il comportamento del Santo patrono d’Italia. Tanto meno i suoi confratelli che, pur di ribadire il primato della propria congregazione nell’ampio e variegato panorama delle organizzazioni della Chiesa e del mondo cattolico , avrebbero marciato con chiunque. Anche con “fratel diavolo”. Il primo riguarda il modo con cui l’evento è stato presentato all’opinione pubblica interna ed internazionale. I giornali amici della sinistra e le televisioni di stato e private lo hanno talmente enfatizzato da trasformarlo nell’espressione potente ed unitaria dei sentimenti dell’intero paese. Dalla lettura delle cronache dei grandi quotidiani e, soprattutto, dalle lunghe telecronache della Rai e dei canali privati sembrerebbe che l’Italia intera si sia incamminata sulle strade dell’Umbria a manifestare in nome della pace contro la guerra scatenata da Usa e Gran Bretagna contro gli inermi bambini dell’Afghanistan. In realtà i partecipanti sono stati, secondo le stime più larghe ed ottimistiche, duecentomila. E la cifra, sicuramente ampia e significativa rispetto a quelle delle altre manifestazioni pacifiste voltesi negli altri paesi occidentali, non rappresenta che una parte minima ed insignificante dell’intera opinione pubblica nazionale. Non a caso gli ultimi sondaggi hanno ribadito che la stragrande maggioranza degli italiani è a favore dell’intervento contro il terrorismo e, pur amando ed auspicando la pace, non si considera affatto pacifista. Ma per i media della sinistra questa Italia non conta e non esiste. Non a caso Curzio Maltese ha scritto su “ La Repubblica” che una intera generazione è scesa in piazza volutamente ignorando che in tre quarti dei marciatori erano ultraquarantenni e che il restante quarto di ventenni erano una percentuale risibile rispetto alla massa complessiva di una generazione che alla piazza politicizzata preferisce il più assoluto e completo disimpegno. Perché, allora, la Tv pubblica e privata ed i giornali hanno fornito una immagine così distorta della effettiva realtà italiana? Perché le ore di trasmissione per i pacifisti antiamericani senza il bisogno di ascoltare una qualsiasi voce dissenziente e rappresentativa della stragrande maggioranza degli italiani? Perché lo spazio spropositato agli Agnoletto ed ai Casarini (vero Santoro?) ed i pochi secondi alla contromanifestazione simbolica dei radicali? La risposta è semplice. La sinistra ha perso le elezioni ma difende con le unghie e con i desti la propria vecchia egemonia sul mondo dell’informazione. Il risultato è che la realtà italiana espressa dai media non è né reale né virtuale. E’ semplicemente fasulla. Con tutte le conseguenze del caso. A questo primo interrogativo fornito di risposta recisa se ne aggiunge un secondo con spiegazione altrettanto esauriente. Qual era il sentimento prevalente tra i marciatori? La condanna della guerra, il desiderio della pace, lo spirito evangelico, il terzomondismo, l’antiamericanismo o, più semplicemente, un buonismo generico e del tutto irrealistico? Anche in questo caso la risposta è precisa. Tra i marciatori erano diffusi tutti questi sentimenti. Ma il più forte e diffuso di tutti era la furbesca convinzione che marciando per la pace si blandivano i terroristi convincendoli a prendersela con gli americani piuttosto che con l’Italia buonista e di sinistra. L’idea dei marciatori e dei loro ispiratori, in sostanza, è che ad inneggiare alla pace si farà pure il gioco dei fondamentalisti islamici ma si dirottano i possibili guai dalle nostre città a quelle dei paesi più bellicisti. Perché mai Bin Laden dovrebbe prendersela con il paese a più alta concentrazione pacifista a lui favorevole quando ha sottomano i guerrafondai di New York e Londra? Tra i marciatori, in sostanza, il sentimento più diffuso era quello tipico della peggiore tradizione nazionale. Quella del “Franza o Spagna purché se magna”. O, peggio, del “morte loro, vita nostra”. Non è un caso che tra le centinaia di striscioni del corteo non ce ne sia stato uno in memoria dei seimila morti americani. Vergogna! |