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  Dal fazismo al tafazzismo
18 ottobre 2001

Enzo Biagi, Fabio Fazio, Gad Lerner, Michele Santoro. Sono i protagonisti principali della manifestazione indetta dall’Ulivo per lanciare la campagna in favore delle “libere Tv in libero stato” e contro il rischio dell’“editore unico” nel mercato televisivo italiano. A fianco di queste star del firmamento mediatico nazionale figureranno i massimi dirigenti dei partiti del centro sinistra. E, tutti insieme, scateneranno un gigantesco fuoco di sbarramento contro la temuta occupazione della Rai da parte del centro destra alla scadenza del mandato di Roberto Zaccaria e degli attuali componenti del consiglio di amministrazione dell’azienda radiotelevisiva pubblica. L’Ulivo, in sostanza, spara oggi per bloccare a febbraio l’eventualità dell’occupazione di viale Mazzini. E lo fa usando i pezzi più forti delle proprie batterie: i giornalisti e i personaggi dello spettacolo più famosi d’Italia.

La maggioranza di governo può fronteggiare questa iniziativa usando una gran serie di argomenti. Può spiegare di non avere alcuna intenzione di occupare la Rai , così come ha dimostrato abbondantemente rinunciando a qualsiasi forzatura per espugnare viale Mazzini prima della scadenza di febbraio. Può sottolineare come sia assolutamente bizzarro che ad inneggiare alle Tv libere in libero stato siano quelli che da sempre difendono il monopolio radiotelevisivo pubblico e si battono contro l’emittenza commerciale e privata. Può ricordare come sia stato proprio l’Ulivo a realizzare la pulizia etnica all’interno della Rai trasformando la più grande azienda d’informazione del paese in un micidiale strumento di propaganda politica delle forze del centro sinistra. Può rilevare che il rischio di un “editore unico” per l’informazione radiotelevisiva è niente di fronte alla realtà della “voce unica” dell’informazione realizzata dall’egemonia culturale della sinistra sull’intero mondo dei media italiani, dalle Tv ai grandi giornali tutti rigorosamente allineati sulle posizioni uliviste. 

E può, infine, denunciare che proprio per perpetuare all’infinito il predominio della sinistra sulla Rai e sui media la vecchia maggioranza dell’Ulivo ha fornito tutti i suoi uomini piazzati nei punti chiave dell’informazione di contratti a scadenza lontanissima. Per farli restare al loro posto a dispetto delle mutate condizioni politiche che indicano come la stragrande maggioranza del paese non si riconosca più nell’informazione di marca ulivista ma pretenda una informazione autenticamente libera e pluralista.
Ma c’è un argomento che più di ogni altro rende consente al centro destra di denunciare la strumentalità della campagna del centro sinistra in difesa della Rai dell’Ulivo. Questo argomento è costituito proprio dalla presenza delle “grandi firme”. Quelle che già in campagna elettorale hanno compiuto ogni possibile sforzo per dimostrare che la libertà di stampa si identifica con i loro contratti miliardari. Sono proprio i testimonial, in sostanza, a vanificare il messaggio. Cavalcare il “fazismo” dei miliardari porta automaticamente al “tafazzismo”.