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Ma
la Rai non è del presidente
27 ottobre 2001 Le reazioni della sinistra alla decisione del ministro delle Comunicazioni Maurizio Gasparri di esprimere parere negativo alla cessione di Raiway alla società americana Crown Castle, costituiscono un ennesimo esempio della tendenza di certa opposizione scivolare verso forme di protesta trombonesca e caricaturale. Ma, anche se macchiate da questi atteggiamenti da sceneggiata napoletana, le reazioni sono assolutamente legittime. L’opposizione fa il suo mestiere. Ed in democrazia è assolutamente fisiologico che chi si trova fuori dell’area di maggioranza contesti, magari anche per principio, l’operato del governo. Certo, sarebbe meglio se non ci fossero urla ed insulti, sistemi primitivi e controproducenti per esprimere il dissenso. Ma tant’è. Si può contestare il modo ed il contenuto delle reazioni della sinistra alla decisione di Gasparri. Ma si deve difendere il pieno diritto dell’opposizione a protestare. Ma il diritto al dissenso che vale per chi non si trova al governo non può valere per chi si trova alla presidenza e nel Consiglio di amministrazione della Rai. Soprattutto quando il presidente dell’azienda radiotelevisiva pubblica ed alcuni consiglieri pretendono di parlare in nome e per conto non di se stessi, intesi come liberi e privati cittadini, ma in nome e per conto della stessa Rai, considerata un bene di proprietà assolutamente personale. E’ vero che il Codice civile impone a qualsiasi amministratore di curare gli interessi della propria azienda. E quindi è comprensibile che Roberto Zaccaria si dolga per la bocciatura di una operazione commerciale predisposta da lungo tempo e considerata utile per gli equilibri economici dell’azienda. Ma passare dalla critica alle barricate preannunciando non si quali reazioni da parte del Consiglio d’amministrazione e ribadendo di voler trasformare viale Mazzini nel proprio bunker della Cancelleria, non è scritto in alcun codice. Tale comportamento costituisce la conferma che gli attuali amministratori della Rai, Zaccaria in testa, sono erroneamente convinti di essere i proprietari esclusivi dell’azienda pubblica. E rappresenta la dimostrazione inequivocabile che a costoro non importa assolutamente nulla della sorte del servizio radiotelevisivo. Al centro dei loro pensieri c’è solo la permanenza sulla propria poltrona ed il tentativo di spacciarsi in martiri della libertà per meglio contrattare la propria resa e la futura sistemazione. Zaccaria, dunque, ha deciso di comportarsi da abusivo. E si accinge a chiudere la sua lunga permanenza ai vertici dell’azienda radiotelevisiva pubblica nel modo più triste e vergognoso possibile. Il che non è un grande problema per il centro destra ma un guaio serio per la sinistra che dalla difesa ad oltranza del presidente della Rai può raccogliere solo discredito. |