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  Per aprire gli occhi
7 novembre 2001

Sulla marcia di sabato prossimo si incomincia a fare troppa confusione. Soprattutto a causa di chi, come Francesco Cossiga e qualche suo frettoloso imitatore dell’Ulivo, va sostenendo la necessità di aggiornarla ad una data diversa visto che oggi il Parlamento vota a larghissima maggioranza l’autorizzazione all’invio di truppe italiane in Afghanistan. La confusione nasce dal tentativo di mescolare la motivazione originaria della manifestazione con quelle sollevata dalla decisione italiana di partecipare in prima persona alla guerra contro il terrorismo internazionale. Ma un conto è la solidarietà agli Stati Uniti per le vittime degli attentati dell’11 settembre. Ed un conto è la necessità di creare la massima unità di tutti gli italiani sulla decisione di impegnarsi nel conflitto planetario contro il terrorismo dei fondamentalisti islamici. 

Le questioni sono distinte e separate. E non vanno in alcun caso confuse e messe sullo stesso piano. Si faccia allora la manifestazione di solidarietà agli Stati Uniti alla data stabilita. E la si celebri per dimostrare al mondo intero che il vero volto dell’Italia non è quello della marcia pacifista, antioccidentale e terzomondista della Perugia-Assisi propagandata con grande rilevo mediatico nel mondo arabo : Ma, al contrario, è quello in cui si ritrova la stragrande maggioranza degli italiani contrario a qualsiasi forma di cedimento nei confronti di chi uccide in nome del fanatismo religioso migliaia e migliaia di innocenti. Al tempo stesso, però, non ci si limiti ad esprimere a gran voce e con una massiccia esibizione di bandiere a stelle e strisce e tricolori la conferma che l’Italia è al fianco degli Stati Uniti e del mondo occidentale. E, subito dopo la gioiosa invasione di piazza del Popolo di sabato prossimo si trovi un nuovo e diverso modo per esprimere una diversa e più forte esigenza. Quella di ritrovare una grande unità degli italiani per il più difficile impegno che il paese si trova ad affrontare dalla fine della guerra perduta ad oggi.

Non è detto che questo modo debba consistere in una manifestazione di piazza. O, magari, una sottoscrizione nazionale in favore dell’impegno bellico o una sorta di censimento di tutti quelli che non intendono rimanere con le mani in mano contro un terrorismo che appare deciso ad estendere il conflitto in ogni più remoto angolo del pianeta. L’importante è che si possa identificare il sistema più opportuno ed efficace per rendere cosciente l’intera opinione pubblica italiana della enorme importanza della posta in palio. Questa volta non si tratta di partecipare per onore di firma ad una iniziativa umanitaria o di assicurare basi ed aerei ad un conflitto delimitato in un teatro bellico vicino e ristretto. La partita riguarda ogni singolo cittadino ed ogni casa, strada e piazza di qualunque città italiana, con un nemico fanatico ed intransigente impegnato in una guerra santa contro gli infedeli che comporta automaticamente uno scontro non solo di civiltà ma anche di religioni. Si tratta, in sostanza, di escogitare i metodi e le forme più opportune per tenere unito il fronte interno. Sapendo in partenza che non mancheranno i disfattisti ed i sabotatori. Non tanto in nome di Maometto, quanto in nome del cattocomunismo.