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Due pesi e due misure
9 novembre 2001 Hitler lanciava i suoi attacchi durante i fine settimana. Nella convinzione, in parte fondata, che i tempi di reazione dei governanti inglesi e francesi fosse frenata dalla loro radicata abitudine di santificare il week-end disertando gli uffici e rifugiandosi nelle case di campagna. I talebani, invece, non sfruttano i fine settimana ma il fuso orario. Nella battaglia mediatica che hanno ingaggiato con l’occidente utilizzano sistematicamente la circostanza che quando a Kabul è pieno giorno a Washington è piena notte. Ed approfittano del fatto che i portavoce del governo americano dormono per lanciare una serie di notizie fasulle che fanno regolarmente il giro d’Europa prima di essere sistematicamente smentite. Ma quando i portavoce si svegliano e reagiscono l’effetto voluto dalle notizie “bufala” è già stato ampiamente raggiunto. Per mezza giornata le opinioni pubbliche europee hanno registrato che l’andamento dell’offensiva anglo-americana contro i talebani è un completo fallimento, che la contraerea afgana ha abbattuto aerei d elicotteri Usa in grande quantità e che gli americani già contano decine e decine di caduti. Cresce così la sensazione che l’Afghanistan sia un nuovo Vietnam. E tutte le smette ed i chiarimenti che vengono dati nella seconda parte della giornata non intaccano di un millimetro l’impressione che gli Usa ed i suoi alleati si siano imbarcati in una avventura senza via d’uscita. Il fenomeno potrebbe essere mitigato se i media accogliessero con un minimo di scetticismo le notizie inviate direttamente o indirettamente dai talebani e dai terroristi fondamentalisti. Non per operare censure preventive ma per non cadere nella trappola della propaganda bellica, che da sempre è diretta a distorcere la realtà, ed assicurare una informazione corretta ai cittadini. Ma qui scatta la circostanza che la grande maggioranza dei giornalisti italiani ed europei è imbevuta di pregiudizi antiamericani ed antioccidentali. E così ogni balla diventa una grande verità. Purché, beninteso, tenda a dimostrare che gli Usa stanno perdendo la riedizione della guerra del Vietnam sprecando soldi, uomini e mezzi contro i nuovi vietcong. Ieri mattina, tanto per fare un esempio nostrano, il Televideo della Rai ha lanciato con grande evidenza la notizia che 26 soldati americani sarebbero stato uccisi in una battaglia svoltasi a Kandahar citando come fonte una non meglio precisata “stampa pakistana”. Nel pomeriggio, naturalmente, la notizia è stata debitamente ridimensionata. Ma il gioco era fatto. Per mezza giornata chi ha consultato il Televideo della Rai si è convinto che Bin Laden è il nuovo Ho Chi Min e che per gli americani Kabul sarà una seconda Saigon. Ma nei paesi occidentali ed in Italia la stampa è libera: Anche di sostenere con i propri pregiudizi ideologici le operazioni di propaganda dei talebani. E nessuno si sogna, oltre che criticare il fenomeno, di chiedere provvedimenti nei confronti di chi si presta al gioco dei fondamentalisti islamici. Perché, però, questa libertà di stampa deve valere per gli oggettivi fiancheggiatori dei nuovi vietcong e deve essere negata a Vittorio Feltri ed a “Libero”? |