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Il primo capro espiatorio
10 novembre 2001 Con Giovanni Leone non scompare solo uno dei padri della Costituzione Repubblicana, un giurista di alta dottrina e di grande capacità didattica che ha allevato alcune generazioni di studenti di giurisprudenza, un personaggio politico di primaria grandezza ed un ex presidente della Repubblica. Con Leone scompare anche la prima vittima illustre del circuito politico-mediatico-giudiziario attivato da una parte della sinistra italiana. In una prima fase per obbligare le forze moderate della Prima Repubblica a spalancarle le porte dell’area del potere. Successivamente per liquidare queste stesse forze e l’intera Prima Repubblica. Giovanni Leone, in questa luce, è il capro espiatorio che la Dc, allora guidata da Aldo Moro, sacrifica per evitare lo scontro frontale con il Partito Comunista Italiano e per creare le condizioni della successiva fase della solidarietà nazionale e del compromesso storico. E, per amaro e singolare paradosso, la sorte che il gruppo dirigente della vecchia “balena bianca” riserva a Leone, espulso dal Quirinale e della vita pubblica sotto il peso di una campagna di diffamazione condotta sul terreno politico, mediatico e giudiziario rivelatasi successivamente del tutto infondata, anticipa di alcuni anni una sorte la sorte molto più amara e tragica che la stessa Dc, su imposizione del Pci di Enrico Berlinguer, riserva proprio ad Aldo Moro, vittima delle Brigate Rosse e dalla ottusa passività dei dirigenti dello scudo crociato. Colpisce, allora, il profluvio di dichiarazioni di cordoglio espresse da molti di coloro che si resero direttamente ed indirettamente responsabili del vergognoso trattamento riservato all’ex Capo dello Stato. E, soprattutto, in questo mare di ipocrisia, colpisce l’assenza di una sola parola di rincrescimento e di pentimento non solo degli artefici diretti, ormai in parte scomparsi, dell’indegna vicenda ma anche dei loro eredi. Non solo per la soddisfazione morale, sia pure tardiva, che spettava a Leone e che è dovuta ai suoi familiari. Ma per la semplice ragione politica che nessuna parte della sinistra potrà definirsi riformista, democratica e liberale se prima non avrà fatto i conti con il proprio passato. In particolare ammettendo di aver combattuto per la conquista del potere con le armi della criminalizzazione politica, mediatica e giudiziaria dei propri avversari. Il dramma, per quanto riguarda Leone, è che si trattava di un avversario galantuomo! |