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La
piazza, Ferrara e gli altri
13 novembre 2001 Fanno un po’ ridere quei dirigenti della sinistra che si riconsolano dei disastri del loro partito sottolineando come i partecipanti alla marcia anti-global di sabato scorso fossero il doppio dei manifestanti di piazza del Popolo. Costoro sanno benissimo che i cinquantamila con il tricolore e la bandiera a stelle e strisce valgono molto di più dei centomila con le bandiere rosse. Per la semplice ragione che i moderati non amano le marce e le adunate mentre i post ed i neo-comunisti non sanno fare politica senza il supporto dei bagni di folla. E, soprattutto, perché i marciatori della pace filotalebana erano tutti a piazza Bocca della Verità mentre i filoamericani di Piazza del Popolo erano una semplice rappresentanza virtuale di quella maggioranza silenziosa che ha vinto le elezioni del 13 maggio e, proprio ieri, ha vinto anche il test elettorale delle regionali del Molise. Mai come in questa occasione vale la regola delle “piazze piene e delle urne vuote”. Il che può lasciare del tutto indifferente Fausto Bertinotti, al quale interessa la conquista della maggioranza della sinistra e non della maggioranza del paese. Ma non può certo soddisfare quei dirigenti dei Ds e dell’Ulivo che, oltre a mantenere l’egemonia dello schieramento progressista, vorrebbero riconquistare il governo del paese. La prima è stata la scelta della “piazza” di destra di disertare Piazza del Popolo, a conferma che una parte considerevole dei militanti di Alleanza Nazionale si riconosce nelle posizioni oggettivamente postfasciste portate avanti da Marcello Veneziani nella sua polemica su “Il Giornale” con Paolo Guzzanti. La seconda è stata la decisione delle componenti cattoliche e leghiste di prendere le distanze da una manifestazione che in questo modo è risultata essere più subìta che condivisa da una larga parte dell’intero schieramento di centro destra. Nessun dubbio, ovviamente, che la stragrande maggioranza degli elettori della Casa delle Libertà e di buona parte delle forze autenticamente democratiche del paese siano state perfettamente d’accordo con l’iniziativa. Il merito di Ferrara (e di Silvio Berlusconi) è proprio quello di aver interpretato alla perfezione i sentimenti profondi del popolo del 13 maggio. Ma la diserzione dei militanti di An, della Lega e dei cattolici moderati rischia di attribuire allo stesso Ferrara ed al suo giornale un ruolo oggettivamente non rispondente al reale pluralismo delle istanze politiche e culturali presenti nel centro destra. Già l’immagine di uno schieramento moderato caratterizzato dalle esclusiva leadership intellettuale dei postfascisti alla Veneziani e dei postcomunisti alla Ferrara non rispecchia minimamente un panorama culturale ed intellettuale molto più ampio ed articolato grazie alle presenza di cattolici liberali e tradizionalisti, di federalisti moderati e fondamentalisti, di liberali storici e di liberal-democratici, di liberisti più o meno radicali e di libertari più o meno spinti, di laici di tutte le sfumature e di riformisti di ogni genere e specie. Ma pensare che, grazie alla diserzione dell’estrema destra, dei leghisti e dei cattolici, l’unico faro irradiatore di idee e di pensiero della maggioranza sia rappresentato dal pur valente gruppo de “Il Foglio” costituisce un falso ed un errore decisamente clamorosi. Gli intellettuali che provengono dalla sinistra sono una parte sicuramente importante e particolarmente stimolante del ceto pensante del centro destra. Ma non sono gli unici titolati a pensare ed a stimolare. Se così fosse tanto varrebbe ammettere ciò che la sinistra comunista ed azionista ha cercato di imporre in alcune decenni di egemonia culturale in Italia. E cioè che non c’è non solo cultura ma addirittura intelletto alcuno al di fuori della sinistra stessa, sia essa ortodossa e retrograda che eterodossa e convertita al Cavaliere. Il che era falso prima ed è ancora più falso adesso. Chi si batte da sempre per i valori di libertà contro i totalitarismi di ogni colore è ben contento di avere al proprio fianco chi vuole svolgere lo stesso ruolo assolto a suo tempo dal “Mondo” di Pannunzio nei confronti del nascente centro sinistra. Ma quale ruolo avrebbero mai avuto Pannunzio ed il “Mondo” senza le centinaia di migliaia di italiani che votavano i partiti del centro cattolico e laico e della sinistra democratica non per snobismo intellettuale di neofiti della liberaldemocrazia ma per convinta repulsione nei confronti del comunismo? |